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Lega: indagini di tre Procure.-
Dal Fattoquotidiano.it, si riporta: 04-04-2012
Lega, “soldi dei rimborsi ai figli di Bossi
e per ristrutturare la casa di Gemonio”
Francesco Belsito, tesoriere del partito, si è dimesso. Le accuse: riciclaggio, truffa, finanziamento illecito. I pm: “Denaro anche a Rosy Mauro”. Perquisita la segretaria del Senatur. ECCO LE CARTE
Affari con il presunto riciclatore della ‘ndrangheta. Maroni: ‘Ora pulizia’. B: ‘Umberto non c’entra’
Truffa ai danni dello Stato e finanziamento illecito ai partiti a Milano, riciclaggio a Napoli. Mentre a Reggio Calabria le carte dell’inchiesta svelano il rapporto “decennale” con Romolo Girardelli, indagato come colletto bianco della cosca De Stefano (articolo di Mario Portanova). Sono queste le ipotesi di reato per Francesco Belsito, tesoriere della Lega Nord, formulate dalle tre procure nell’ambito di un’inchiesta congiunta. Dal decreto di perquisizione emerge che parte del denaro sottratto da Belsito veniva utilizzato per sostenere le esigenze della famiglia di Umberto Bossi e per i lavori alla sua villa di Gemonio (articolo di Antonella Mascali). Il tesoriere si dimette dopo un vertice in via Bellerio (leggi l’articolo). Roberto Maroni commenta: “Una buona notizia”. Mentre Berlusconi difende “l’amico Umberto” (leggi l’articolo)
VIDEOBLOB: SU RADIO PADANIA LA DIFESA DEL TESORIERE INDAGATO
BELSITO, DALLE LAUREE TAROCCHE ALLA TESORERIA DEL CARROCCIO
VIDEO, L’ONOREVOLE LEGHISTA CAPARINI: “IL CARROCCIO È PARTE LESA”
VIDEO – MATTEO SALVINI: “COSI’ COLPISCONO L’OPPOSIZIONE”
VIDEO – CASO TANZANIA, QUANDO PINI DICEVA: “NON C’E’ NULLA DI ILLEGALE”
FINI: “VALUTARE MODIFICHE LEGISLATIVE”
NOSTRO COMMENTO: La Lega ora ha anche i suoi scheletri nell’armadio. Staremo a vedere come si evolverà questa triste vicenda giudiziaria. In ogni caso, a parte le indagini in corso, un fatto è certo: calerà una grande ombra sulla Lega. Ciò si tradurrà in una sostenuta diminuzione in termini di voti e di credibilità. Credo proprio che Bossi possa fare le valigie.
Marco Travaglio a Servizio Pubblico 22 marzo 2012
Marco Travaglio a Servizio Pubblico 22 marzo 2012
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Lavoro, Camusso “contrasteremo questa riforma”
Camusso – Difendere l’art. 18
Lavoro, Camusso “contrasteremo questa riforma”
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NOSTRO COMMENTO: Ha ragione la Camusso. L’art.18 della legge 20 maggio 1970,N.300, è una conquista del mondo del lavoro e non può essere svuotato dal Governo Monti per far piacere agli imprenditori e all’Europa.
L’ITALIA ANDREOTTIZZATA
L’ITALIA ANDREOTTIZZATA
di Giulio Cavalli – 22 Marzo 2012
E’ necessario rendersi conto che il connubio mafia e politica è uno dei cancri più gravi di questo Paese. Giulio Andreotti è stato confuso per un grande statista, invece è stato altro
E’ il libreria il tuo nuovo libro: “L’innocenza di Giulio” (ed. Chiarelettere). Un lavoro che racconta di mafia e politica, partendo dalla figura di Giulio Andreotti. Ma chi è Giulio Andreotti? E cosa ha rappresentato per il nostro Paese?
Giulio Andreotti è l’esponente politico che più di tutti ha attraversato le diverse Repubbliche, le diverse legislature, e quindi, se vogliamo, per presenza e per durata è il simbolo della politica italiana. Ed è per questo che la responsabilità sulla figura di Giulio Andreotti e soprattutto l’analisi sulla sua innocenza è un esame di coscienza sull’innocenza di questo Paese.
Andreotti è stato scambiato per statista. Un politico che ha dimostrato tutta la sua mediocrità nell’avere bisogno di usare metodi che anticipino, che scavalchino le regole perché incapace di governare secondo le regole. E quando il potere ha bisogno di diventare prepotente o di utilizzare i prepotenti per governare, non è più un potere credibile e soprattutto è un metodo che va raccontato, perché l’andreottismo come metodo di governare, in realtà è diventato un sistema che si è modernizzato, che ha cambiato referenti, ma ha dimostrato e continua a dimostrare di funzionare in questo Paese.
La mafia e la politica sono due entità separate oppure no?
La mafia senza politica non può esistere, mentre la politica senza mafia sì. La mafia continua a essere forte nel momento in cui la politica, o alcuni esponenti della politica o alcuni mezzi della politica, mettono in vendita quelle che sono le regole e quelli che sono i diritti. Per cui, affinché le mafie siano degli ottimi compratori che riescono veramente a condizionare gli atti amministrativi, hanno bisogno di trovare dei politici che siano assolutamente svendibili.
La vera domanda è quanto quella mafia che lo stesso Andreotti probabilmente ha utilizzato come controllo del territorio e come controllo del consenso, in realtà oggi sia diventata ispiratrice delle azioni politiche. E’ necessario rendersi conto che il connubio mafia e politica è uno dei cancri più gravi di questo Paese, in tutte le sue forme, nelle forme più militari, quelle che escono molto più facilmente sui giornali o vengono scritte e vendute molto meglio sui libri, ma anche nelle sue sorelle che possono essere la corruzione e il riciclaggio. Finché non si capisce che l’ispiratore unico è sempre lo stesso, difficilmente si potrà parlare di legalità e soprattutto di moralità.
Il problema vero non è solo quello delle regole, ma, come ci racconta il processo Andreotti, il problema vero è lo spessore morale ed etico di quelli che queste regole sono chiamati a difendere e a governare. Il processo Andreotti racconta un modo di fare politica che parte dall’omicidio di Notarbartolo, passa da Portella della Ginestra e probabilmente negli stili è molto diverso dall’innocenza di Dell’Utri o dalla presunta innocenza di contemporanei capi di governo.
Sei consigliere regionale in Lombardia. Considerato il numero di indagati che ruotano attorno al Pirellone, a volte Milano sembra Reggio Calabria. Ma i lombardi se ne rendono conto?
Credo che con l’operazione Infinito l’aspetto militare della criminalità organizzata sia, un po’ per allarme e un po’ per emergenza, entrato comunque nella pancia dei lombardi. La cosa che lascia sempre abbastanza perplessi è che ogni volta serve una maxioperazione, ciclicamente, per accendere uno sdegno che però non riesce a rimanere acceso più di qualche anno, perché l’operazione Infinito poi in realtà è simile alle maxioperazioni degli anni 90, dalle quali scaturirono centinaia di ergastoli.
In questa città si dimenticano troppo in fretta le vicende di Sindona, la vicenda di Ambrosoli. Le indagini di questi giorni in Regione Lombardia, secondo me, raccontano, al di là dell’aspetto strettamente giudiziario, un aspetto culturale e politico. E la Lombardia che è così brava a essere intollerante, a volte anche nei modi sbagliati, non riesce a imparare invece a essere intollerante con gli amministratori inopportuni. Non riesce soprattutto a rivendicare un’inopportunità che non debba per forza essere legata alle azioni giudiziarie: si può essere inopportuni molto prima di essere rinviati a giudizio, molto prima anche di essere condannati. Si è inopportuni nel momento in cui si cominciano a addensare delle ombre, lo diceva Paolo Borsellino. Sono le stesse parole del Presidente Pertini quando parlava della politica con le mani pulite.
Credo che quando in Lombardia si riuscirà a accendere la rivolta solidale che in Calabria c’è già da anni, checché ne dica la Lega o checché ne pensino alcuni lombardi, allora probabilmente si comincerà veramente ad avere un’evoluzione culturale, sociale e poi inevitabilmente politica.
NOSTRO COMMENTO: Concordiamo con Giulio Cavalli . Facciamo girare a 360° questi video. La gente deve sapere chi sono e chi sono stati i politici collusi con la mafia.
Elsa Fornero – Che tempo che fa 18 03 2012
Elsa Fornero – Che tempo che fa 18 03 2012
Powered by Admin: 19 marzo 2012
NOSTRO COMMENTO: Mah! L’occasione è utile per fare qualche breve commento. Noi non crediamo molto nel Governo Monti. Sta facendo solo gli interessi dei Banchieri e della grande Finanza. La classe operaria e la classe media sono state fino ad oggi sonoramente bastonate. Poi c’è ancora, dietro Monti, il respiro affannoso di Berlusconi che gli parla all’orecchio e Monti lo ascolta. Vediamo come finirà con l’assegnazione delle frequenze TV. Noi abbiamo sempre sostenuto da queste pagine che il Cavaliere detta ancora leggi in Italia. La cosa triste è che viene ascoltato. Ci permettiamo di ripetere sempre a Noi stessi. Ogni tanto se il Cavaliere viene contrastato all’Italia non gli faranno una “multa”. Poi, ripetiamo ancora una volta: il Cavaliere non si assumerà mai la responsabilità di far cadere un Governo come quello di Monti. Non perché interessi Monti come Premier, ma per il fatto che perderebbe quei pochi voti di cui ancora dispone. Berlusconi, scioccamente, è convinto di poter sedere ancora sul trono del comando del Paese – forse in qualità Presidente della Repubblica . A tal proposito, Noi fidiamo molto sulla “intelligentia” degli Italiani che ciò non si verifichi.
Dall’Unita.it si riporta:
Lavoro, Monti: consenso tranne Cgil. Rottura sull’art.18
Il vertice riprende giovedì alle 16. La foto twittata dalla Cgil. Monti: «A nessuno il potere di veto». Fornero: «Sì a flessibilità buona, via la cattiva. Stop a dimissioni in bianco». Camusso: «Posizione di altri sindacati ora è un problema». Preannuncia mobilitazioni | Verso elenco causali licenziamento lavoratori | INFOGRAFICA: Cosa divide le parti sociali | SCHEDA: come si licenzia in Europa | Pressing di Napolitano: VIDEO | Fornero: «Tutti si lamentano…» VIDEO
Riforma del mercato del lavoro, la fine di una convulsa giornata di incontri e di un vertice durato oltre quattro ore (con fotografi e cameramen lasciati fuori dalla porta) rimanda l’intesa tra governo e parti sociali a giovedì alle 16. Ma sull’articolo 18 si consuma la spaccatura tra Cgil da una parte, governo e gli altri sindacati dall’altra. Susanna Camusso dice che con questa riforma non farà più da deterrente ai licenziamenti ingiustificati e prefigura una mobilitazione forte. Da sola. E quando nella conferenza stampa che è seguita ha parlato Bonanni, segretario della Cisl, la rottura è diventata palese ed esplicita. Da una parte il governo e gli altri sindacati, dall’altra la Cgil. E il discorso su questo punto è chiuso, sancisce Mario Monti in una lunga conferenza stampa dopo il vertice: «La Cgil ha espresso il proprio dissenso sull’articolo 18, su tutti gli altri il proprio consenso. Su questo aspetto per quanto riguarda il governo la questione è chiusa». È una buona riforma, dice il ministro del Lavoro Elsa Fornero, promuove la flessibilità “buona” a scapito di quella “cattiva”. E le imprese pagheranno di più la flessibiltà. Con un corollario: “rendere meno blindato il contratto a tempo indeterminato”. Ma l’esecutivo ricorrerà a un decreto, chiederà la fiducia o porterà in Parlamento un provvedimento aperto? «Domani (mercoledì, ndr) faremo una riflessione sul miglior strumento legislativo possibile» e «decideremo dopo aver consultato il capo dello Stato». Emma Marcegaglia per Confindustria dichiara la sua “adesione” alla riforma.
Giovedì alle 16 dunque è fissato l’incontro «finale». Lì si farà un «verbale», ma non la firma di un accordo, ha precisato il premier. «Ho chiarito alle parti sociali che l’interlocutore essenziale del Governo è il Parlamento. Il dialogo è importantissimo – ha aggiunto – ma non riflettiamo una cultura consociativa che ha tante volte ritenuto che la cosa più importante fosse che il governo favorisse l’accordo con le parti sociali». Alle quali si dà «massimo rilievo alle parti sociali ma a nessuno si dà il potere di veto».
Elsa Fornero difende il provvedimento dicendo: «Aumentare l’occupazione di giovani e donne e migliorare la qualità dell’occupazione significa riduzione del precariato», ha aggiunto. «Non vogliamo smantellare tutele ma rendere meno blindato il contratto subordinato a tempo indeterminato», ha proseguito. Il contratto a tempo determinato è «il contratto dominante ma gli altri non li buttiamo via». Per Fornero «la soluzione sull’articolo 18 riflette un equilibrio che consente a qualcuno di dire ‘è troppo’ e ad altri di dire ‘è troppo poco’».
COS’E’ L’ART. 18 RISCRITTO
La proposta del governo per la riscrittura dell’articolo 18 prevede per i licenziamenti discriminatori la tutela anche alle imprese sotto i 15 dipendenti. Sul fronte dei licenziamenti disciplinari, invece, la parola spetterà al giudice che deciderà il reintegro oppure un indennizzo economico per un massimo di 27 mensilità tenendo conto dell’anzianità. Per i licenziamenti economici è previsto solo l’indennizzo da un minimo di 15 a un massimo di 27 mensilità. Per fronteggiare il precariato sarà inoltre contrastata la reiterazione dei contratti a tempo determinato per più di 36 mesi e saranno posti «vincoli stringenti ed efficaci» sui contratti intermittenti e quelli a progetto. La riforma degli ammortizzatori sociali entrerà a regime dal 2017.
CAMUSSO: CONTRASTEREMO QUESTA RIFORMA
La reazione della Cgil: «Faremo di tutto per contrastare la riforma del mercato del lavoro. La Cgil farà le mobilitazioni necessarie e non sarà una cosa di breve periodo», ha detto il segretario generale, Susanna Camusso. Quella sull’articolo 18 «è una proposta squilibrata sulla quale il governo ha chiesto un pronunciamento unico» e che di fatto fa venir meno «l’effetto dell’articolo 18».
IL VERTICE MINUTO PER MINUTO
Il vertice sulla riforma del lavoro si è concluso con un aggiornamento a giovedì alle 16. Ma è rottura tra Cgil da una parte, governo e gli altri sindacati dall’altra. Il punto su cui è mancata l’intesa di tutti è l’articolo 18. Alla riunione segue conferenza stampa di Monti, Elsa Fornero, poi intervengono i sindacalisti a partire da Susanna Camusso. Che preannuncia una risposta forte del suo sindacato. Perché, afferma, con questa riforma l’articolo 18 “non farà più da deterrente” ai licenziamenti. La pensa diversamente Bonanni.
Il governo farà un decreto o presenterà una proposta aperta in Parlamento?: «La questione della fiducia sulla riforma del lavoro è ancora aperta, la considereremo nelle prossime ore», risponde Elsa Fornero. Dunque decreto o delega? Monti chiarisce: «Domani (mercoledì, ndr) faremo una riflessione sul miglior strumento legislativo possibile» e «decideremo dopo aver consultato il capo dello Stato».
Bonanni: intoppo con Cgil
Spero non torni clima teso
«Ogni tanto c’è qualche intoppo. Non voglio commentare questo intoppo» ma «non ci siamo sentiti di fare un accordo separato». Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha risposto alla domanda se sia tramontata la stagione dell’unità sindacale? «Spero non si ritorni ad un clima teso, che abbiamo già conosciuto negli anni precedenti».
Bonanni: capacità deterrente
dell’art. 18 resta integra
«La capacità di deterrenza dell’articolo 18 rimane integra». Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffale Bonanni, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine dell’incontro con il governo sulla riforma del mercato del lavoro.
Bonanni: voluto il verbale
per evitare rotture sindacali profonde
«Abbiamo voluto il verbale per evitare rotture sindacali profonde». Lo afferma il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando in conferenza stampa. Specificando che il suo sindacato si assume la responsabilità sulla riforma del mercato del lavoro per non lasciare solo il Governo a decidere così come ha fatto sulla questione delle pensioni.
Bonanni: governo ha cambiato molto
Per Bonanni «il nostro giudizio è che se vediamo l’impostazione sulle tipologie dei rapporti di lavoro, sugli ammortizzatori sociali fino ad arrivare alla flessibilità in uscita, davvero il cambiamento di impostazione da parte del governo è molto forte. Nonostante l’incitamento dei mercati, della Ue e delle organizzazioni imprenditoriali, siamo riusciti a tenere sulla maggior parte delle linee guida una logica, e il nostro obiettivo era questo». Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni nella conferenza stampa a Palazzo Chigi: «Abbiamo tenuto conto – ha proseguito – dell’appello di Napolitano e anche della richiesta di collaborazione del premier Monti. Siamo riusciti a tenere le linee guida che saranno completate nei prossimi giorni, abbiamo tenuto una logica».
Bonanni rende esplicita
la rottura con Cgil sull’art. 18
Raffaele Bonanni, Cisl, in conferenza stampa: sull’articolo 18 il governo è arrivato a un punto ben diverso da quello di partenza. E rende chiara la rottura con la Cgil. “L’articolo 18 contro le discriminazioni resta”, dice.
Bonanni: riforma per tutti, anche chi è
nell’area flessibilità malata
Raffaele Bonanni, Cisl, in conferenza stampa: ci sono le basi per una riforma molto forte. “Non c’è solo l’articolo 18, questo sistema universalistico coprirà tutti i lavoratori italiani, anche quelli nell’area della flessibilità malata”.
Camusso: è un problema posizione Cisl e Uil
Ancora Camusso riferita a Cgil e Uil: «Il fatto che avevamo una ipotesi comune e l’abbiano abbandonata è un problema»
Camusso: Cgil sarà a testa di movimento
«Il Governo non ha attenzione alla coesione sociale del Paese e alla condizione dei lavoratori. Domani la Cgil riunirà il suo direttivo e deciderà come essere alla testa di un movimento che ripropone il lavoro come tema centrale di questo Paese». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
Camusso: fanno venir meno l’ Art. 18
«Per quanto riguarda i tempi del processo, in riferimento all’articolo 18, dico che questo tema è ricollocato nella riforma della giustizia: immagino abbia tempi rapidi ed efficaci e risposte da questo punto di vista» Quella sull’articolo 18 «è una proposta squilibrata sulla quale il governo ha chiesto un pronunciamento unico» e che di fatto fa venir meno «l’effetto dell’articolo 18»
Camusso: su Art. 18 il giudice
non farà più da deterrente
Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, da sola in conferenza stampa dopo il tavolo a Palazzo Chigi: la decisione sull’Art. 18 spetterà ora a un giudice, questo non farà più da deterrente e porterà molti contenziosi. «Con queste nuove norme, si fa venire meno l’effetto deterrente che ha l’articolo 18. È una proposta squilibrata».
Camusso: governo puntava solo a licenziamenti facili
«Il governo dopo aver affermato di non considerare centrale l’articolo 18, ha chiesto l’opinione conclusiva a tutte le parti unicamente sui licenziamenti facili». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo il tavolo a Palazzo Chigi.
Monti: o avevamo consenso della Cgil
o delle altre parti
Il mancato consenso della Cgil «ovviamente mi dispiace e mi preoccupa». Lo ha detto il premier, Mario Monti. «Non so se sarebbe stato possibile avendo il consenso della Cgil avere il consenso delle altre parti, non lo credo».
Monti: non ci sarà un accordo firmato
«Né oggi né giovedì ci sarà un accordo firmato dal governo con le parti sociali». Lo dice il premier Mario Monti.
Monti: a nessuno il potere di veto
«Abbiamo pensato che per dare all’Italia più capacità di rispondere alle sfide dell’economia fosse importante ammodernare quel pezzo cruciale dell’economia che è il mercato del lavoro e il modo di prendere le decisioni che dà massimo rilievo alle parti sociali ma non dà a nessuno il potere di veto». Lo ha detto Mario Monti.
Fornero: copertura per ammortizzatori sociali c’è
«Le fonti di copertura saranno ben specificate nella relazione tecnica. Le risorse ci sono». Lo ha detto Elsa Fornero facendo riferimento alle coperture riguardo la riforma degli ammortizzatori sociali.
Fornero: possibili miglioramenti in aula
Quali sono i margini di modifica in Parlamento della riforma del lavoro? «Il Parlamento è sovrano e nessuno pone limiti- dice il ministro Elsa Fornero in conferenza stampa- ma noi speriamo di convincere i partiti che questa riforma è una buona riforma. Pensiamo di avere buoni argomenti per convincere il Parlamento sicuramente a non stravolgere la riforma, ma a fare magari qualche intervento di miglioramento che sarà possibile».
Fornero: riforma contrasta dimissioni in bianco
Nella riforma ci sarà una norma «per contrastare in modo efficace» la pratica delle dimissioni in bianco. Lo ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero, sottolineando che questo strumento rappresenta una tutela per le donne.
Fornero: nuovo articolo 18 sarà per tutti lavoratori
«La nuova formulazione dell’articolo 18 si applicherà a tutti i lavoratori»: così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in conferenza stampa risponde a chi le chiede se il nuovo articolo 18 si applica a tutti i lavoratori o solo ai neoassunti.
Monti: articolo 18, per noi questione chiusa
«La Cgil ha espresso il proprio dissenso sull’articolo 18. Tutti gli altri hanno dato il loro consenso. Per il governo la questione è chiusa. Questo non è più sottoposta all’esame della riunione di giovedì, si parlerà di altro». Lo dice il premier Mario Monti in conferenza stampa. «Questo significa- spiega- che se il Parlamento seguirà il governo, il sistema italiano con questa riforma sarà diventato un sistema moderno. Non ci sono ragioni per non investire in Italia».
Fornero: tempi lunghi minano credibilità
Il ministro Fornero: i tempi sono fondamentali, i tempi lunghi minano credibilità della riforma.
Fornero: riforma equilibrata
«È una riforma complessa. Se volete una valutazione personale, posso dire che questa riforma ha grandi aspetti di equilibrio». Lo ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero aggiungendo che «domani continueremo a lavorare per alcuni dettagli, ne abbiamo bisogno».
Fornero: dispiace no della Cgil sull’Art. 18
«Mi dispiace molto che Cgil abbia assunto una posizione negativa» sulle modifiche proposte dal Governo sull’articolo 18. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.
Fornero: i processi dovranno durare meno
«Ci sono cose che dovranno ancora essere fatte: si dovrà accorciare la durata del processo». Lo afferma il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a Palazzo Chigi in merito alla riforma del mercato del lavoro.
Fornero: apprendistato serio per chi inizia
Per quanto riguarda la flessibilità in entrata, Fornero ha ribadito che il percorso lavorativo comincerà con un «apprendistato serio», che rappresenterà un «investimento in capitale umano» dell’impresa con l’obiettivo «di portare alla conferma del lavoratore» e, dunque, alla sua stabilizzazione. In ogni caso, ci dovrà essere una «certificazione» dell’apprendistato che sancisce le «competenze acquisite» del lavoratore in modo che in caso di mancata conferma possa servire per una nuova occupazione. Il ministro del Welfare ha spiegato che la riforma guarda alle diverse tipologie contrattuali con l’obiettivo di modificarle. Ma anche alla disciplina della flessibilità in uscita, agli ammortizzatori sociali «importante aspetto in un mercato dinamico», all’estensione delle tutele in costanza di un rapporto di lavoro, che vuol dire mantenere la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, la protezione dei lavoratori anziani, e interventi «significativi» per l’inclusione delle donne nel mercato.
Fornero: punire il licenziamento discriminatorio
«Il licenziamento discriminatorio deve essere punito qualunque sia l’impresa, sia piccola che grande. Viene sanzionato con la sua nullità». Lo ha confermato il ministro Elsa Fornero dopo l’incontro con le parti sociali a palazzo Chigi. «Nessun reintegro -continua Fornero – ma indennizzi invece per i licenziamenti per motivi economici».
Fornero: sì a flessibilità buona, via quella cattiva
Costerà di più a imprese
«Il contratto a tempo determinato costa di più. La flessibilità vale. E le imprese sono chiamate a pagare per questa flessibilità. Pagheranno l’1,4 per cento in più ma se confermano il lavoratore, quel di più gli viene restituito». Così il ministro del lavoro Elsa Fornero, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Noi vogliamo la flessibilità buona e contrastiamo quella cattiva».
Fornero: vogliamo blindare meno
contratto a tempo indeterminato
«Non vogliamo smantellare tutele ma rendere meno blindato il contratto subordinato a tempo indeterminato». Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in conferenza stampa a palazzo Chigi parlando dell’intervento sull’articolo 18. Il contratto a tempo determinato è «il contratto dominante ma gli altri non li buttiamo via».
Fornero: l’obiettivo è più occupazione
«Si tratta di una riforma molto comprensiva che tocca diversi aspetti. L’obiettivo finale è più occupazione e meno disoccupazione strutturale». Lo ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero nella conferenza stampa. «Dobbiamo aumentare l’occupazione di giovani e donne e migliorare la qualità dell’occupazione che significa riduzione del precariato»,
Il premier: Fornero dialogherà
ancora con le parti
«Il ministro ha presentato il quadro complessivo della riforma, sintetizzando tutti i suoi capitoli sui quali è stato acquisito il consenso di massima delle parti» e su cui «il ministro, in dialogo ulteriore con le parti, lavorerà nei prossimi due giorni».
Il premier: su Articolo 18
posizione negativa solo dalla Cgil
«Decideremo quanto prima come procedere dal punto di vista legislativo». Lo ha detto Mario Monti, dopo l’incontro con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. «Sulla disciplina dei licenziamenti individuali – ha affermato il Professore – abbiamo voluto accertare la posizione delle parti sulla normativa che, modificando l’articolo 18, il ministro ha proposto. Abbiamo voluto condurre un accertamento con scrupolo che ci ha portato a concludere che tutte le parti sociali» sono aperte «all’articolo 18 nella formulazione nuova proposta dal governo ad eccezione della Cgil che ha manifestato una posizione negativa», ha aggiunto il premier. «Confido in una riforma condivisa», ha sottolineato ancora il presidente del Consiglio.
Monti: consenso di massima
Riforma coerente con quella delle pensioni
Per Monti la riforma del mercato del lavoro ha ottenuto il «consenso di massima» dalle parti sociali. «Abbiamo preso l’impegno, nei primi giorni di attività del governo, di procedere alla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori entro fine marzo. Il ministro Fornero ha guidato quest’operazione cruciale per dare una migliore prospettiva di competitività, produttività e crescita, ammodernando gli strumenti di mediazione. Vorrei rendere omaggio al ministro Fornero, dato che la sua riforma si chiama riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita, molto coerente come impostazione strutturale con la riforma Fornero uno, quella delle pensioni».
Conferenza stampa di Monti: tutti rinunciato a qualcosa
Monti tiene una conferenza stampa insieme al ministro Elsa Fornero. «Ciascuna delle parti sociali» impegnata nel confronto sulla riforma del mercato del lavoro ha «accolto l’appello del Capo dello stato ed ha deciso di avere qualche rinuncia agli obiettivi iniziali cercando di guardare all’interesse generale».
Incontro riprende giovedì alle 16
È terminato a Palazzo Chigi il tavolo tra le parti sociali e il governo. Il confronto sul lavoro però continua e un nuovo appuntamento è stato fissato per giovedì alle 16.
Il premier: “Vogliamo stringere”
«Stringiamo per favore». Ha detto così, il presidente del consiglio Mario Monti ai rappresentanti delle forze sociali che chiedevano tempo prima di pronunciarsi sull’articolo 18. Chi ha partecipato al vertice riferisce che il presidente del consiglio ha chiesto ai partecipanti un parere esplicito in particolare sul punto più controverso della riforma. Di fronte alla richiesta da parte di Rete Impresa di avere maggiore tempo per concordare una posizione unitaria, Monti ha detto al suo interlocutore: «Ma non ce lo può dire subito? Noi vogliamo stringere». A quanto riferiscono le agenzie Monti avrebbe accompagnato le parole con la mano chiusa a pugno.
Non c’è accordo. Monti: Verbale al Parlamento
Il premier Monti cita Napolitano: «Prevalga l’interesse generale», aprendo il vertice con le parti sociali sulla riforma del lavoro. Il governo presenterà al Parlamento una proposta di riforma del mercato del lavoro che terrà conto delle varie posizioni che saranno espresse dalle parti sociali.
Bersani a Monti: «Attenzione, serve coesione sociale»: IL VIDEO
Cosa divide le parti sociali: Infografica
SCHEDA: come si licenzia in Europa
Angeletti: «Per un giudizio positivo servono modifiche»
«Per un giudizio positivo servono modifiche». Lo dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti, parlando al tavolo di Palazzo Chigi. La Direzione della Uil, spiega, è «chiamata a dare un giudizio sull’insieme della riforma». Intanto una prima valutazione: «Ho apprezzato che sia stato scritto che in caso di licenziamento disciplinare senza giusta causa il giudice non possa fare altro che reintegrare il lavoratore». Per i licenziamenti economici invece «avevamo chiesto che fosse delegato al giudice la possibilità di decidere tra indennizzo e reintegro: il testo che ci è stato letto non dice così. Noi chiediamo inoltre che l’impresa informi le rappresentanze sindacali delle ragioni per cui si dovrebbe procedere ad un licenziamento: spetta alle imprese provare che ci sono le condizioni oggettive e il giudice dovrà valutare sentendo anche le rappresentanze sindacali». Queste sono «alcune delle modifiche da apportare perché la Uil possa esprimere un giudizio sostanzialmente positivo».
L’ipotesi di una legge delega
I colloqui e gli incontri informali di stamattina erano partiti sulla strada giusta ma le parti si sono arenate sulla discussione dell’articolo 18, in particolare sui licenziamenti disciplinari. Il governo starebbe studiando l’ipotesi di portare la riforma in Parlamento attraverso una legge delega, scrive l’agenzia Agi. Per il momento quindi l’esecutivo starebbe pensando di scartare lo strumento del decreto legge. Il tentativo, ancora in corso, è quello di percorrere fino in fondo la strada del confronto e del dialogo.
Cremaschi, Fiom: «Cgil proclami sciopero»
«L’art. 18 non c’è più. La Cgil non deve firmare, ma indire subito uno sciopero generale». Così Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom. «L’art. 18 non è nato sui licenziamenti discriminatori, quindi – dice Cremaschi – togliendo la possibilità di reintegro per quelli disciplinari e economici di fatto non esiste più».
Bonanni, Cisl: «Giudizio positivo»
«Diamo un giudizio positivo sulle linee guida della riforma»: così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, al tavolo sul lavoro. «Possiamo lavorare intensamente fino a fine settimana per migliorare la riforma», aggiunge.
La parola alle parti sociali
Dopo l’introduzione del premier Mario Monti e la lunga esposizione da parte del ministro del Lavoro Elsa Fornero sulle proposte del Governo per la riforma del mercato del lavoro, tocca ora alle parti sociali prendere la parola al tavolo di confronto in corso a palazzo Chigi. La prima a parlare è la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Susanna Camusso e Emma Marcegaglia, gomito a gomito al tavolo tra il governo e le parti sociali. Di fronte a loro, il premier Mario Monti e più in la, senza giacca e con le maniche della camicia tirate su, il ministro dello sviluppo Corrado Passera. È la foto del vertice sul lavoro, scattata da qualcuno dei partecipanti e twittata sul social network dalla Cgil. Nota a margine: anche stavolta, come nel caso del celebre scatto di Pier Ferdinando Casini, Palazzo Chigi ha negato ai fotografi il cosiddetto ‘giro di tavolo’ per immortalare il vertice. Ci hanno pensato i presenti all’incontro.
Il ministro illustra la riforma: Fornero:
Articolo 18 per discriminatori a tutte le imprese
Il reintegro per i licenziamenti discriminatori si estende a tutte le imprese, anche quelle sotto i 15 dipendenti, attualmente escluse dall’art. 18. Lo avrebbe detto il ministro Fornero alle parti social .
Licenziamenti economici: indennizzo da 15 a 27 mensilità
Per i licenziamenti dovuti a motivi economici la norma prevede solo un risarcimento economico che va da un minimo di 15 mensilità ad un massimo di 27 mensilità dell’ultima retribuzione, l’ha detto il ministro Fornero.
Licenziamenti disciplinari: previsti reintegro o indennizzo
«Per i licenziamenti disciplinari è previsto il rinvio al giudice che deciderà il reintegro nei casi gravi o un’indennità con massimo di 27 mensilità». È quanto avrebbe detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in merito alla nuova formulazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nel corso del tavolo di confronto tra Governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, in corso a palazzo Chigi.
Dopo 36 mesi di tempo determinato scatta assunzione
«Dopo 36 mesi di contratto a tempo determinato scatterà l’assunzione a tempo indeterminato». Lo annuncia il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, illustrando alle parti sociali i punti della riforma, secondo quanto si apprende.
Ammortizzatori a regime nel 2017
«I nuovi ammortizzatori sociali entreranno in vigore a regime nel 2017. Per il 2016 vige ancora il regime di transizione». Lo ha detto il ministro Elsa Fornero, nel corso del vertice di Palazzo Chigi.
Monti: Parlamento interlocutore principale governo
«Il Parlamento resta l’interlocutore principale del Governo», avrebbe detto il premier Mario Monti, secondo quanto riferiscono fonti sindacali, nel corso del suo intervento al tavolo con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, in corso a palazzo Chigi.
Fornero: «Dialogo non finisce oggi»
«Il dialogo non finisce oggi ma continua per la scrittura delle norme».
Monti a parti sociali: grato per intensità negoziale
«Molto grato per l’intensità con cui avete tutti partecipato ad un processo rivolto a dare un assetto più moderno all’economia e alla società italiana».
Riunione ristretta con Monti
Riunione ristretta tra il presidente del Consiglio, Mario Monti, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella. La riunione si svolge nell’ufficio del premier prima del vertice che ancora deve inziare.
E’ rottura con la Cgil sull’art.18
Sull’articolo 18 tra governo e Cgil è ormai «rottura». Solo il premier Mario Monti con un ‘coup de thèâtre’ all’incontro di oggi a Palazzo Chigi può ricomporre la situazione. «Purtroppo nessuno si è mosso di un millimetro» sulla flessibilità in uscita. È quanto confida un dirigente sindacale. Ora, visti i pochi margini di trattativa, fonti sindacali presumono che il governo oggi si presenterà con una riforma del lavoro da attuare per decreto legge, anche «per spingere i partiti che sostengono la maggioranza a votarla».
Si tratta sulla riforma del mercato del lavoro. Sono ore decisive. Al momento l’intesa non c’è, ma il rush finale deve ancora cominciare. Dal governo si conferma la volontà di arrivare ad un’intesa che sia «la più ampia possibile». Che il dialogo c’è ma deve prevalere l’interesse «generale» e «non di parte».
CGIL: IL GOVERNO VUOLE SOLO LICENZIAMENTI FACILI”
«Nonostante gli sforzi unitari per costruire una mediazione con il governo, l’esecutivo ha solo manifestato l’intenzione di manomissione dell’art.18. È più che fondato il timore che in realtà l’obiettivo del governo non sia un accordo positivo per il lavoro ma i licenziamenti facili». È l’indicazione che trapela dalla segreteria della Cgil, in vista del tavolo che si terrà tra poco a Palazzo Chigi.
Reintegro garantito per i licenziamenti discriminatori; indennizzo per quelli individuali per ragioni economiche; elencazione delle causali per i licenziamenti disciplinari con il giudice del lavoro che dovrà decidere tra il reintegro e l’indennizzo, per il quale probabilmente non sarà fissato un tetto massimo. È su queste basi che il Governo spera di convincere i sindacati a siglare l’intesa sulle modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una proposta che, di certo, supererebbe le perplessità della Uil e che è oggetto di riflessione della Cgil che ha riunito la segreteria confederale per fare il punto della situazione. Dalla Cisl trapela un «moderato ottimismo» sulla possibilità di trovare una soluzione condivisa, contrariamente ai passi indietro registrati da alcuni attori della trattativa.
I margini di mediazione – riferiscono gli stessi ambienti – sono molto stretti. In particolare sull’articolo 18 la linea del governo è nota e non cambierà di molto. Dopo la riunione notturna al ministero del Lavoro con il ministro Elsa Fornero ed i sindacati, stamattina il governo con il premier Mario Monti ha incontrato informalmente le organizzazioni sindacali e datoriali, con i rispettivi leader, insieme ai ministri Fornero, Passera (Sviluppo economico) e Grilli (Economia). Prima insieme, poi in due tavoli separati. In contemporanea si è tenuto un tavolo tecnico al ministero di Via Veneto su contratti e ammortizzatori sociali.
Il negoziato sta per entrare nella fase conclusiva. Il nodo da sciogliere resta l’articolo 18. Il governo – riferiscono alcune fonti – non si sarebbe «mosso di un millimetro» dalla sua linea. I sindacati guardano all’unità ma le posizioni, alla prova dei fatti, restano tutte da verificare.
Sull’altro fronte, le piccole imprese dicono di essere «più vicini, non alla fine ma più vicini» ad un accordo, come afferma il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, lasciando Palazzo Chigi dopo gli incontri informali. Confindustria ha sempre sostenuto un intervento sostanziale sull’articolo 18 che lasci il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori e fissi l’indennizzo per tutti gli altri. Ma dal tavolo tecnico «non ci sono state risposte positive» anche se su alcuni punti importanti si sta lavorando, riferisce il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli. Prima di loro (insieme a Confindustria ed Abi) avevano lasciato Palazzo Chigi i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, andati via in auto, e Giovanni Centrella.
Camusso, tornata nella sede di Corso d’Italia non ha partecipato alla conferenza stampa in calendario sui risultati delle elezioni delle Rsu ma ha riunito la segreteria nazionale per informarla sull’esito dell’incontro di questa mattina in vista del vertice di oggi pomeriggio. «Come sindacati siamo molto responsabili e tutti abbiamo recepito bene il messaggio del presidente Napolitano. Stiamo cercando di portare a casa una posizione comune» e «di fare passi in avanti», ha detto Centrella, ospite di Skytg24, subito dopo l’incontro informale, sottolineando che «il sindacato non si vuole dividere e sta facendo di tutto per tenersi unito».
L’oggetto del contendere è sempre quello: la modifica all’articolo 18. Se Cgil, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, avevano trovato una linea comune nel lasciare intatta la normativa su licenziamenti discriminatori e disciplinari, aprendo solo alla possibilità di “favorire” l’indennizzo rispetto al reintegro in caso di licenziamento per ragioni economiche, la Cisl e il suo leader Raffaele Bonanni ha continuato a sostenere che «questa posizione sarebbe stata considerata “troppo poco” dal governo» che quindi avrebbe «deciso da solo in modo molto peggiore».
L’idea del sindacato di Bonanni è quella di avanzare più di un’ipotesi alternativa sull’articolo 18 per avere più frecce all’arco sindacale ed ottenere “in cambio” di più sugli altri capitoli della riforma. Per questo, la Cisl ha rilanciato la proposta Santini (segretario generale aggiunto della Cisl) e Fassina-Gabaglio, quella che proponeva di applicare la disciplina dei licenziamenti individuali nell’ambito della stessa procedura che si usa per quelli collettivi, in base alla legge 223 del 1991, mantenendo un ruolo istituzionale al sindacato nella gestione delle vicende.
In più il sindacato di Raffaele Bonanni ha aperto anche alla possibilità di innalzare il livello degli indennizzi monetari cercando al contempo di mantenere il potere deterrente dell’articolo 18. Una posizione che un sindacalista sintetizza così: «Meglio un accordo mediocre, che far fare tutto al governo». Di ritorno dal Quirinale, dove insieme al premier Mario Monti aveva incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la ministra del Welfare ha constatato «le diverse sensibilità» sul tema dell’articolo 18 da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. I sindacati hanno comunque cercato di minimizzare le «diverse sensibilità» cercando nel dibattito con la ministra del Welfare di arrivare ad un compromesso soddisfacente. Da palazzo Chigi e da Mario Monti infatti arrivava l’input ad arrivare ad un accordo con i sindacati.
Il motivo è presto detto: gestire un accordo sottoscritto dalle parti sociali è molto più semplice che gestirne uno non firmato dai sindacati. All’incontro, iniziato alle 20,40 nella sede tecnica del ministero a via Flavia, i toni sono stati comunque concilianti. Tutti gli occhi sono rivolti ad oggi, quando alle 15 a palazzo Chigi ci sarà il tavolo plenario che Mario Monti vorrebbe, se non conclusivo, quanto meno risolutivo dell’intera trattativa. Il premier infatti imporrà una deadline molto precisa: la firma sull’accordo dovrà arrivare entro il week-end quando Monti partirà per il suo tour asiatico. Al momento dunque le ipotesi su come potrebbe concludersi la trattativa sono due. In caso di mancato accordo, il governo potrebbe limitarsi ad uno schema quadro senza neanche richiedere alle altre parti sociali una firma. Ma anche in caso di un accordo non sarà facile per il governo tramutare l’intesa in provvedimenti concreti.
La riforma infatti andrebbe ad intaccare una miriade di leggi ed intervenire su tutte sarebbe davvero lungo e complicato. Tanto che nel governo si sta facendo corpo l’ipotesi di usare un decreto legge e di rinunciare alla delega già aperta sugli ammortizzatori sociali. Sempre aperta poi l’ipotesi di “concedere” di più sul tema delle risorse, sugli ammortizzatori e sulla cancellazione di alcune tipologie di ingresso al lavoro, a partire dalla associazione in compartecipazione.
Ieri sera intanto i giovani Cgil “Non più disposti a tutto” hanno protestato davanti a Montecitorio. In duecento hanno partecipato al sit-in “Non ce la beviamo”, è stato proiettato un “blob” delle dichiarazioni di Monti e Fornero con la domanda retorica: «Se il governo “vuole scardinare il precariato” perché non abolisce i contratti precari?».
Sempre ieri la ministra Fornero ha annunciato che entro il 30 giugno il governo metterà a punto un decreto per i cosiddetti “esodati”, le persone che hanno «accettato di uscire dal lavoro sulla base di una pensione a qualche anno». Per loro erano preventivate «risorse tarate su un certo numero di persone ma quelle risorse oggi non bastano più» anche perché, da quanto è emerso da un censimento effettuato in collaborazione con l’Inps «il loro numero è molto superiore a quello preventivato».
Benigni al Quirinale
Benigni al Quirinale “150 anni dell’Unità d’Italia”
«Che bello il Quirinale, sarei venuto anche a cavallo, non me l’hanno permesso, non c’era nemmeno lo spazio. Ma sarei venuto comunque, presidente sono a disposizione, se ha bisogno di me anche per un settennato tecnico!». Completo grigio, Roberto Benigni apre così il suo
intervento al Quirinale. « Domani finisce il 150 e si ricomincia tutto come prima, granducato di Mantova eccetera».
Garibaldi? Ha anticipato Imagine di Lennon
Scherza. Garibaldi? «Imagine di John Lennon l’ha anticipata lui!». Entusiasmo travolgente, Roberto Benigni trasforma in uno show a tratti commovente il suo intervento al Quirinale per la cerimonia conclusiva dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Parte da due testi risorgimentali, il Giuramento
della Giovine Italia di Mazzini e il memorandum di Garibaldi alle Potenze d’Europa, per fare poi una carrellata che, attraversa tutta la storia unitaria fino alla firma dei costituenti per la costituzione italiana nel 1947. Ricorda che Garibaldi ha anticipato anche l’idea di Europa, legge brani tremendi dal fronte della prima guerra mondiale, recita stentoreo tutti i nomi dei professori che nell’Italia di Mussolini rifiutarono di aderire al fascismo.
Leggi razziali: una pagina così nera da essere ridicola
Sulle leggi razziali si ferma, «è una pagina così nera da essere ridicola», dice. E per ricordarla ricorre a un esilarante, amarissima, poesia di Trilussa , protagonista un gatto in odore di ebraismo. Quindi arriva alla II guerra mondiale, legge commosso alcune lettere di condannati a morte della resistenza. L’ultima è di un ragazzo di 29 anni che scrive alla mamma ‘il tuo bambino muore senza paurà. « Ci sono bambini che hanno donato la vita per noi- conclude Benigni commosso- c’è voluta tutta questa morte e questo orrore perchè si potesse arrivare a scrivere queste parole», ovvero la Costituzione … italiana. E proprio leggendo il primo articolo della Costituzione e poi le firme di coloro che la promulgarono
Benigni conclude. Non prima di aver lanciato un entusiastico “Viva l’Italia”.
Napolitano: grazie a Benigni
«Grazie a Benigni, anche se è difficile parlare grigiamente dopo di te» . Il presidente della repubblica Napolitano si rivolge così al comico toscano che ha appena terminato il suo intervento prima di cominciare il suo discorso nella cerimonia al Quirinale per la conclusione delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. (Tratto dal Sole24ore 17 marzo 2012)
NOSTRO COMMENTO: Benigni, favoloso!


