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Archivio per la categoria ‘Politici indagati’

IL Processo Andreotti.-

IL Processo Andreotti

Alla fine degli anni novanta ha subito un processo per associazione mafiosa. Assolto in primo grado nel 1999, la Corte d’Appello di Palermo nel 2003 ha confermato l’assoluzione solo per i fatti posteriori alla primavera del 1980, ritenendo che prima di allora Andreotti abbia dimostrato una “seria, concreta e continuata collaborazione con personaggi legati alla Mafia”. I suddetti reati, commessi prima del 1980, sono però estinti per prescrizione. Nel 2004 la Corte di Cassazione ha poi confermato in diritto la sentenza della Corte d’Appello.

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La vicenda Bertolaso

febbraio 20, 2010 ferdinandus1 Lascia un commento

Le accuse e la difesa: i primi dieci giorni dello scandalo appalti Nomi, legami, telefonate: radiografia dell’inchiesta. Oltre 20 mila pagine di atti giudiziari Protezione civile – I protagonisti di Fiorenza Sarzanini (Fonte:Corriere.it)

Tre alti funzionari e un imprenditore in carcere per corruzione, ventisette persone indagate per lo stesso reato, una schiera di alti funzionari, politici intercettati indirettamente, dipendenti pubblici che al telefono mostrano dimestichezza con questo scambio tra appalti e favori che ha travolto la Protezione Civile. C’è tutto questo nelle oltre 20 mila pagine di atti giudiziari – dove le presunte violazioni penali si intrecciano con episodi di malcostume – che la procura di Perugia (che ha ereditato per competenza gli atti) sta adesso esaminando in attesa di decidere le prossime mosse. Un’attività parallela a quella dei magistrati fiorentini che attendono la decisione del giudice sulla richiesta di altre ordinanze presentata già da qualche settimana. A dieci giorni dagli arresti, si delineano le posizioni di accusa e difesa, e ci si prepara all’evoluzione di un’indagine che potrebbe avere a breve nuovi sviluppi.

GLI ARRESTATI

Angelo Balducci

Funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e poi presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici è accusato di aver concesso appalti a imprenditori amici – con un’attenzione particolare per il gruppo che fa capo a Diego Anemone – in cambio di numerosi benefit. In particolare: telefoni cellulari, viaggi in idrovolante e aerei privati, automobili, lavori di manutenzione delle sue case, arredi, assunzione del figlio e della nuora, pagamento dello stipendio ai domestici. I magistrati gli contestano anche di essere in società con Anemone visto che le mogli di entrambi detengono il 75 per cento della società Erretifilm che si occupa di produzioni cinematografiche. Al giudice ha detto che si è equivocato sulle parole pronunciate al telefono anche perché si trattava di conversazioni tra amici. Poi ha consegnato i contratti con le aziende che prevedono la concessione ai «controllori » di auto e cellulari.

Fabio De Santis

Funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e poi provveditore ai lavori Pubblici in Toscana avrebbe anche lui aiutato alcuni imprenditori – in particolare il gruppo Anemone – a ottenere gli appalti del G8 a La Maddalena, quelli per i Mondiali di nuoto a Roma e alcuni per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia. In cambio: cellulari, autovetture, arredi e alcune prestazioni sessuali in alberghi di Roma e Venezia messi a disposizione da Diego Anemone. Non ha risposto alle domande del giudice. Il suo avvocato Remo Pannain ha dichiarato che «potrà chiarire tutto perché i benefit erano previsti dal contratto e il resto riguarda soltanto la sfera privata».

Mauro Della Giovampaola

Funzionario delegato al controllo del G8 a La Maddalena avrebbe favorito l’imprenditore Anemone ricevendo in cambio l’uso di un immobile, arredi e prestazioni sessuali. Davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Diego Anemone

A 39 anni è riuscito a far aggiudicare al suo gruppo una serie di appalti da milioni di euro: lo stadio del tennis e il nuovo museo di Tor Vergata, l’aeroporto di Perugia, tre lotti a La Maddalena. E gli contestano di averli ottenuti dopo aver elargito «favori e altre utilità» ai funzionari pubblici, compreso il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Anche lui non ha deciso finora di non rispondere al giudice.

GLI INDAGATI

Guido Bertolaso

Il capo della Protezione Civile è accusato di corruzione: avrebbe accettato da Anemone «soldi contanti e prestazioni sessuali». Bertolaso ha negato in maniera categorica qualsiasi illecito, ma non è stato ancora interrogato. Nell’ordinanza del giudice sono riportate intercettazioni telefoniche dell’imprenditore arrestato che – in vista di un appuntamento con Bertolaso – chiede a un amico se può procurargli denaro contante. «Gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna delle somme», scrive il giudice che evidentemente non vuole assumersi la paternità di questo sospetto. E in effetti al momento negli atti non si rintraccia riscontro alla dazione. Lo stesso magistrato ritiene invece «comprovata» la prestazione sessuale di una brasiliana di nome Monica all’interno del centro benessere del Salaria Sport Village (circolo sportivo di Anemone inserito nel circuito dei mondiali di nuoto) avvenuta il 14 dicembre e la ritiene una «contropartita».

Denis Verdini (Lapresse)

Denis Verdini

Il coordinatore del Pdl è sospettato di aver favorito illecitamente la nomina di De Santis a provveditore della Toscana. Agli atti sono allegate numerose sue conversazioni, in particolare con Riccardo Fusi, patron dell’azienda toscana Btp, che gli chiede aiuto per ottenere gli appalti. Verdini dice più volte di essere a disposizione e utilizza per alcuni suoi spostamenti anche un elicottero messo a disposizione dall’imprenditore. Dopo aver appreso del suo coinvolgimento nell’inchiesta il parlamentare si è presentato ai pubblici ministeri. E ha dichiarato: «Fusi è un mio amico e gli ho presentato il mondo, ma certamente non per soldi. C’è un sistema, però non è illegale».

Riccardo Fusi

Sono decine le telefonate intercettate nelle quali l’imprenditore – con l’amministratore delegato Vincenzo Di Nardo – si attiva per ottenere i lavori. E riesce a essere inserito nel sistema. La ditta riesce ad aggiudicarsi la ricostruzione di una scuola a L’Aquila dopo il terremoto.

Antonio Di Nardo

Dipendente del ministero delle Infrastrutture, è uno degli uomini che mostra di poter gestire gli affari anche grazie ad alcune società nelle quali, secondo l’accusa, risulta essere gestore occulto. Ha rapporti diretti con i funzionari responsabili dei Grandi Eventi e segnala le ditte per gli appalti. I magistrati stanno anche valutando «i suoi rapporti con la criminalità organizzata campana e in particolare con soggetti vicini al clan camorristico dei Casalesi». Negli allegati ci sono sue conversazioni con Denis Verdini e con l’attuale presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro.

Francesco De Vito

È l’imprenditore che la notte del terremoto «ridevo nel letto». Lui ha negato di aver mai pronunciato quella frase, attribuendola al cognato. Mostra grande attivismo per procurarsi appalti e riesce a ottenere alcuni lavori per i mondiali di nuoto. I magistrati stanno verificando se abbia ottenuto altre commesse, lui ha negato di aver mai goduto di favoritismi.

Mario Sancetta

Presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti della Campania è in continuo contatto con imprenditori e funzionari del ministero delle Infrastrutture e dopo il terremoto de L’Aquila sollecita i suoi amici imprenditori ad attivarsi insieme a lui per farsi aggiudicare gli appalti. Dalle telefonate si capisce che a settembre 2008 ha chiesto l’intervento di Di Nardo, attraverso il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per farsi nominare capo di gabinetto dal presidente del Senato Renato Schifani.

I POLITICI

Altero Matteoli

Denis Verdini assicura a Riccardo Fusi di averlo contattato per risolvere una questione legata all’appalto della Scuola dei marescialli ed è stata intercettata anche una telefonata diretta tra il ministro delle Infrastrutture e lo stesso imprenditore che gli chiede aiuto, ma Matteoli lo informa che sta andando in ferie. Pubblicamente il ministro ha dichiarato «con serenità, e con una punta d’orgoglio, che i miei comportamenti e la mia azione alla guida del Dicastero sono stati e saranno sempre e solo improntati al rispetto delle leggi, delle regole e della massima trasparenza».

Guido Viceconte e Mario Pepe

Entrambi «sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Guido Ballari», ma nell’ordinanza viene anche sottolineato come «fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano (il primo amministratore unico e il secondo socio) nella Eurogruppo servizi». In una telefonata Pepe parla pure di «far scorrere una graduatoria» con riferimento alla nomina di De Santis. Viceconte dice di aver fatto «solo un favore a un amico, basta questo per finire alla gogna?». Pepe afferma invece di aver soltanto comunicato al funzionario dei Grandi Eventi «che era stato fottuto. E per il resto posso dire che Ballari è mio amico dai tempi dell’università».

I COMPRIMARI

Giuseppe Tesauro

Il giudice della Corte Costituzionale viene intercettato più volte mentre parla con Antonio Di Nardo e lo aiuta a risolvere un contenzioso con il ministero delle Infrastrutture legato alla sua doppia veste di dipendente pubblico e imprenditore. I due si vedono più volte. Tesauro è socio, insieme a Di Nardo e al giudice della Consulta Sancetta, di una società chiamata «Il Paese del Sole Immobiliare, srl». Ma si difende: «È stato mio cliente quarant’anni fa e si è rifatto vivo da poco. La società? Era un piccolo investimento in Sardegna, l’avevo dimenticato».

Giancarlo Leone

Dirigente della Rai, nelle telefonate intercettate mostra di essere buon amico di Angelo Balducci e di Diego Anemone. Con quest’ultimo parla spesso anche della ristrutturazione del suo appartamento del quale l’imprenditore si sta occupando. E si interessa di far inserire in una fiction della televisione di Stato il figlio attore di Balducci. Lui stesso assicura di aver provveduto anche a risolvere un problema che rischiava di farlo estromettere dalla produzione.

Gaetano Blandini

Direttore cinema del ministero dei Bene Culturali ha rapporti con Balducci e Anemone. L’indagine mira a verificare se li abbia agevolati la società delle loro mogli nell’erogazione dei fondi per le produzioni di film. Sarebbe riuscito a far assumere una persona di sua fiducia al dipartimento Grandi Eventi.

Gli architetti e la sinistra

Nelle conversazioni intercettate alcuni professionisti si lamentano perché «il sistema Veltroni» ha condizionato il sindaco di Firenze Domenici nella gestione degli appalti. Altri sostengono che «Balducci è uomo di Rutelli». Entrambi gli uomini politici del centrosinistra hanno smentito di essersi mai occupati di questo tipo di lavori.

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Travaglio: i Bertoladri

febbraio 17, 2010 ferdinandus1 Lascia un commento

I Bertoladri – Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo


Buongiorno a tutti, oggi parliamo di quello che va sotto il caso Bertolaso, effettivamente per una volta il nome che gli è stato affibbiato è giusto perché non si può parlare di scandalo della protezione civile, bisogna parlare di questo monarca assoluto che ha dominato negli ultimi anni la protezione civile, con i suoi amichetti, le sue amichette e i suoi familiari.

Bertolaso: lo scandalo annunciato (espandi | comprimi)

So che molti quando hanno letto le prime notizie dell’indagine, la sua iscrizione nel registro degli indagati, gli arresti dei suoi collaboratori hanno sgranato gli occhi e hanno detto: possibile mai, uno come Bertolaso…

Bertolaso e i Bertoladri (espandi | comprimi)

Noi su Il Fatto quotidiano, ma anche Alberto Statera su Repubblica, abbiamo riassunto questo problema facendo al Signor Bertolaso una domanda molto semplice, lui è stato in qualche modo diverso rispetto a altri politici, non si è limitato a gridare al complotto, ha anche gridato al complotto, dicendo che c’è una manina dietro all’inchiesta, più che una manina ci sono delle fauci plurime peraltro!

“Massaggi” coi soldi nostri (espandi | comprimi)

Quindi vedete che bisogna fare un certo giro, non è il reato classico nel quale c’è un ladro che deruba tizio per cui il ladro commette il reato e tizio è la vittima, qui la vittima è diffusa, le vittime siamo tutti noi di un sistema del quale non ci rendiamo conto perché?

I furti autorizzati (espandi | comprimi)

Niente di tutto ciò sapeva la protezione civile con i suoi potenti mezzi prima di affidare appalti emergenziali, chiede Statera, per le opere dei mondiali di nuoto di Roma, molte delle quale non realizzate o non completate, scesero in campo tutti i grandi gruppi da Francesco Gaetano Caltagirone a Pierluigi Toti, da Leonardo Caltagirone a Parnasi e oltre agli Anemone per il polo natatorio di Pietra Lata anche la Cogei di Roberto Pietrassi, altra vecchia conoscenza, Pietrassi l’aveva già beccato Henry Woodcock, vedete che tutti i magistrati che sono stati individuati come devianti in questi anni, come al solito ci avevano visto giusto, De Magistris si era già occupato di Carducci e Woodcock si era occupato di Pietrassi, chi era?

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Ci ripensi On.le Di Pietro: la credibilità!

febbraio 17, 2010 ferdinandus1 Lascia un commento

Tonino ripensaci

Fonte:exNicoloChannel

Quando, a fine gennaio, il Pd presenta De Luca come candidato alle elezioni regionali in Campania, l’Italia dei Valori si oppone con un secco no. Ma al congresso dell’Idv, il 5 Febbraio, quando Di Pietro invita De Luca a parlare, quest’ultimo rigira la frittata sulle sue vicende giudiziarie e riesce a convincere i delegati e lo stesso Di Pietro a dargli il loro appoggio alle regionali. La scelta non è piaciuta non solo a Sonia Alfano e Luigi De Magistris (che, seppur parlamentari europei eletti nelle file dell’Idv, hanno annunciato che non appoggeranno De Luca), ma anche a migliaia di sostenitori, elettori ed iscritti Idv che, dal blog Di Pietro al Fatto Quotidiano, da YouTube a Facebook hanno manifestato il loro profondo dissenso per tale scelta (tra questi anche Marco Travaglio, Beppe Grillo, Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino). De Luca infatti non solo è indagato per reati gravissimi, ma è anche sostenitore di dubbie politiche ambientali (inceneritorehm, termovalorizzatori) e solidali. Sono celebri le sue battaglie anti-clandestini, che hanno toccato lapice con questa dichiarazione del 4 Febbraio sui clandestini: «Li prenderemo a calci nei denti e li butteremo a mare, prima che ci scappi un nostro morto». E guai a criticarlo: rischierete di essere condannati ad una delle sue “gogne” in diretta televisiva: Grillo, Don Zanotelli, Travaglio, Santoro e altri ne sanno qualcosa. L’appoggio a De Luca va contro tutte le proposte professate finora in campo di giustizia, ambiente, informazione e solidarietà. Tonino ripensaci.

Per chiarirci meglio le idee, leggi pure:

De Luca e la condanna dimenticata

Fonte: 17 febbraio 2010, in Marco Travaglio

Da quando Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno ed ex deputato Ds, è stato candidato dal Pd e dall’Idv a governatore della Campania nonostante i due rinvii a giudizio per associazione per delinquere, concussione, truffa e falso, si scoprono ogni giorno notizie interessanti. Anzitutto che il candidato del centrosinistra è un estimatore di Bertolaso e di Berlusconi.

Del premier ammira “l’autenticità: è esattamente come si presenta, rifiuta ogni doppiezza, lo trovo apprezzabile”, mentre disprezza “le classi dirigenti” del centrosinistra, affette da “doppiezza e ipocrisia”, escluso se stesso s’intende. Non sopporta neppure Grillo, De Magistris e padre Alex Zanotelli, che minaccia financo di denunciare. Si definisce “rappresentante della destra europea”, ma poi scavalca anche quella, minacciando di “prendere a calci nei denti e buttare a mare” gli immigrati irregolari. Insomma, è un inflessibile tutore della legalità, ma solo in casa d’altri.

In casa sua è decisamente più elastico. Infatti l’intera famiglia De Luca è nei guai con la giustizia: la moglie Rosa Zampetti è sotto processo per falso e abuso per aver presentato carte taroccate per vincere un concorso di sociologa Asl; e il figlio Piero è sotto inchiesta per reati fiscali a proposito di consulenze legate a due società vicine alle Manifatture Cotoniere Meridionali (al centro di uno dei due processi a De Luca padre). Per strappare l’appoggio di Di Pietro, De Luca s’è impegnato con lui a dimettersi “in caso di condanna”. Ovviamente intendeva condanna di primo grado: in caso di sentenza definitiva le dimissioni sarebbero superflue, visto che per legge i sindaci, i presidenti di Provincia e di Regione condannati per reati contro la Pubblica amministrazione devono lasciare obbligatoriamente la poltrona.

Resta da capire come possa dimettersi De Luca se condannato in uno dei due processi, visto che di entrambi si proclama “orgoglioso”. Ne ha addirittura pubblicati gli atti (solo quelli che fan comodo a lui, si capisce: le intercettazioni che la Camera non autorizzò i giudici a usare restano top secret) sul suo sito Internet, a mo’ di “sfida della trasparenza e della moralità”.

Ma c’è una notizia che De Luca si guarda bene dal diffondere: una condanna in primo grado l’ha già subìta. La prima condanna di un pubblico amministratore per gli scandali della monnezza in Campania è stata emessa proprio nei confronti suoi e dell’ex sindaco Mario De Biase il 25 giugno 2004 dal giudice Emiliana Ascoli: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda a De Luca e 6 mesi e 16 mila euro a De Biase per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo a Ostaglio, una piazzola a ridosso della Salerno-Reggio Calabria. Discarica sequestrata dai giudici in quanto “abusiva” e “priva di autorizzazione” dopo che per due giorni e due notti, nell’agosto 2001, aveva preso fuoco avvelenando con una nube tossica l’aria respirata da 50 mila abitanti, mettendo in fuga cittadini e bagnanti e paralizzando il traffico dell’esodo estivo sull’autostrada maledetta.

Condanna rimossa da tutti, anche da De Luca, che l’altro giorno ha raccontato al Corriere di essere stato 16 volte indagato e 16 volte assolto. Strano, visti i tre processi in corso a suo carico. Il 26 gennaio 2010, nel processo di appello per la discarica abusiva, il pg Ennio Bonadies ha comunicato che il reato contestato ai due imputati è prescritto. De Biase ha detto di voler rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito. De Luca pare di no. Se ne saprà di più il 18 giugno, quando parleranno i difensori degli imputati. Resta da capire cosa aspetti De Luca a pubblicare la sentenza sul sito, per completare “la sfida della trasparenza e della moralità”. O almeno di informarne Di Pietro e di dimettersi all’istante. Perché, come ha detto lui stesso, un condannato in primo grado se ne deve andare. O no?

NOSTRO COMMENTO: Ecco chi vorrebbe appoggiare Di Pietro. Mah!

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Travaglio: sul caso Marrazzo

novembre 3, 2009 ferdinandus1 Lascia un commento

Sic Trans Gloria Marrazzo – Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo


Una Repubblica fondata sul ricatto – Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo


NOSTRO COMMENTO: Dobbiamo solo dire  che Marrazzo  è stato un po’ leggero.  Paga lo scotto della sua debolezza.

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Annozero: il caso Marrazzo

novembre 2, 2009 ferdinandus1 Lascia un commento

IL CASO MARRAZZO

GUARDA LA TRASMISSIONE ANNOZERO (RAI DUE)  SUL CASO MARRAZZO:

CLICCA QUI:

 

 

 

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La vicenda Mondadori

ottobre 29, 2009 ferdinandus1 Lascia un commento

LA VICENDA MONDADORI

Diamo la possibilità al lettore di seguire meglio tutta la “faccenda Mondadori” mandando in onda l’ottimo video riassuntivo di Marco Travaglio e le reazioni del Premier su un articolo di Repubblica

La fine della Mondadori – Marco Travaglio

FONTE:StaffGrillo

RETROSCENA.  Ira per la sentenza Mondadori: vogliono che chiuda Il presidente del Consiglio si sente assediato e studia le contromosse “Si sono messi in testa di farmi fuori”
Il Cavaliere tentato dal ricorso alle urne

Fonte:repubblica.it

ROMA - Il rischio di una escalation c’è tutto. E il clima che si respira in queste ore a palazzo Chigi è quello di un fortino assediato, con gli assalitori che già scalano le mura: già tra 24 ore forse si saprà se la Consulta avrà bocciato il lodo Alfano e i pessimisti nel Pdl sono ormai la maggioranza. Da qui il via libera dato ieri dal Cavaliere a una mossa estrema come quella del ricorso alla piazza. “È la nostra carica di Balaklava”, celia un berlusconiano per mascherare la preoccupazione.
Un’ipotesi, quella della piazza, che si era affacciata una decina di giorni fa durante una riunione ristretta a palazzo Grazioli, ma su cui il premier aveva inizialmente preso tempo per decidere. Ieri ha rotto gli indugi: “Si sono messi in testa in farmi fuori, dobbiamo rispondere”.

A far infuriare il Cavaliere, più della manifestazione di piazza del Popolo, è stata la concomitante condanna al maxirisarcimento da 750 milioni di euro nei confronti della Cir per il Lodo Mondadori. Una sentenza che, nei ragionamenti che il premier ha fatto con i suoi, porta soltanto in una direzione: “Vogliono farmi chiudere”. Raccontano che Berlusconi si sia infuriato per un verdetto che sente “profondamente ingiusto” e che assolutamente non si aspettava: “È stato un fulmine a ciel sereno”. Oltretutto con una richiesta ritenuta talmente “sproporzionata” che costringerebbe il gruppo a mettersi di nuovo nelle mani delle banche. Né il premier ripone grandi speranze nell’appello sul lodo Mondadori visto che, come commenta sconsolato uno dei suoi, “da Milano cosa mai vuoi aspettChi gli ha parlato in queste ore lo descrive diviso tra la tentazione di mollare tutto e la rabbia che lo spingerebbe a una dura reazione (come appunto potrebbe essere un’adunata da un milione di persone), nella convinzione che “più mi attaccano e più mi rafforzano”. Tra i consiglieri ormai c’è chi è certo che, se messo con le spalle al muro da una bocciatura del lodo Alfano, il premier davvero possa tentare la carta del ricorso al “giudizio del popolo”, dimettendosi e chiedendo a Napolitano lo scioglimento delle Camere. Su quest’ultima ipotesi Berlusconi sarebbe anche sicuro di portarsi dietro Gianfranco Fini, a cui serve più tempo per tessere la sua tela.

Fantapolitica? Ormai nella cerchia stretta del Cavaliere sono questi i ragionamenti che si fanno. La convinzione che si sta facendo strada infatti è che la Consulta si avvii a bocciare il lodo, imponendo una legge costituzionale per stabilire l’immunità processuale delle alte cariche dello Stato (mentre il lodo Alfano è stato introdotto con legge ordinaria).

Uno scenario da incubo per Berlusconi, che si vede accerchiato da forze ostili. Un attacco “concentrico e lungo più direttrici – così lo descrive Fabrizio Cicchitto – che vanno dal gossip, all’evocazione degli attentati di mafia del ‘92, ad altro ancora che si prepara. E, adesso a questa sentenza civile dalle proporzioni inusitate”.
Tra gli uomini di Berlusconi c’è anche la convinzione che, in fondo, la forza del premier nel Paese non solo sia intatta ma anche in crescita. “C’è uno scollamento drammatico tra la politica che viene rappresentata nei giornali – spiega Gaetano Quagliariello – e quello che pensano i cittadini, la gente per strada. Non a caso Berlusconi, quando va a all’Aquila o a Messina, viene applaudito, lo accolgono come un salvatore”. I sondaggi del premier sarebbero incoraggianti, ragione in più per affidarsi a una carta estrema come le elezioni anticipate. Anche se una vecchia volpe come Pier Ferdinando Casini, a sentir parlare di elezioni, sente puzza di “bluff” e ritiene si tratti soltanto di “una pistola scarica”.

C’è poi la partita della Rai, dove Berlusconi non si rassegna a finire ogni settimana nel mirino di Annozero e delle altre trasmissioni “di sinistra”. “Quello di Annozero è stato un attacco ignobile”, ha detto venerdì durante il Consiglio dei ministri a proposito della puntata che aveva come ospite la escort Patrizia D’Addario. Il Cavaliere ha apprezzato la puntata di Bruno Vespa, ma è ormai convinto che si tratti di passare al contrattacco, magari forzando il palinsento Rai con una nuova trasmissione. “Ma a noi manca un Santoro di destra”, sospira un ministro che ne ha raccolto lo sfogo. (f. bei) arti?”.

NOSTRO COMMENTO: Questa è la sentenza emessa dal giudice Raimondo Mesiano che ha stabilito che Fininvest risarcirà la Cir di Carlo De Benedetti con quasi  750Milioni di euro. Silvio Berlusconi è “corresponsabile della vicenda corruttiva” scrive il giudice Raimondo Mesiano nelle 140 pagine di motivazioni con cui condanna la holding della famiglia Berlusconi al pagamento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti. “E’ da ritenere – continua il giudice -, ‘incidenter tantum’ (cioè solo ai fini di questo procedimento, ndr) e ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede… la corresponsabilità comporta come logica conseguenza la responsabilità della stessa Fininvest.. per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore, commesso nell’attività gestoria della società medesima”.  Decisione che arriva da oltre due mesi dalla chiusura dell’istruttoria e a quasi tre anni dal verdetto con cui, in sede penale, la Corte di Cassazione aveva reso defnitive le condanne contro gli avvocati del Premier, Previti, Acampora e Pacifico, colpevoli di aver corrotto il giudice di Roma Vittorio Metta (400milioni di lire per scrivere delle motivazioni copiate da una minuta poi ritrovata dopo una perquisizione). Cioè un dei magistrati che una decisone storica, nel 1991 tolse la casa editrice dalle mani di De Benedetti per consegnarla nelle mani di Berlusconi. Già in sede penale Berlusconi era stato riconosciuto come mandante dell’operazione, ma venne salvato dalla prescrizione. “Mala tempora currunt et peiora sequentur…” Meno male che Silvio c’è!

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Le accuse di Spatuzza fanno ridere Dell’Utri

ottobre 29, 2009 ferdinandus1 Lascia un commento

Dal Corriere.it

Dell’Utri: «Le accuse di Spatuzza mi fanno ridere» Il senatore del Pdl risponde al pentito che lo ha definito «referente politico di Cosa nostra»

dellutri2PALERMO – «Sono tutte grandi cazzate di cui, per fortuna, riesco ancora a ridere. È tutto un teatrino che mi fa divertire. Lo faccio passare, altrimenti il danno sarebbe maggiore di quello che viene dalle sentenze». Così, il senatore del Pdl Marcello dell’Utri ha bollato le nuove accuse a suo carico del pentito Gaspare Spatuzza che lo ha definito «referente politico di Cosa nostra».

IL PROCESSO - Il parlamentare è a Palermo per assistere all’udienza del processo d’appello in cui è imputato di concorso in associazione mafiosa. Giovedì la procura ha trasmesso alla procura generale, che sostiene l’accusa in secondo grado, i verbali con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia che potrebbero avere un effetto dirompente sul processo. Se il pg, che oggi avrebbe dovuto concludere la requisitoria con la richiesta di pene, ritenesse rilevanti per la decisone le parole del pentito, potrebbe chiedere alla corte la sospensione della discussione e l’esame di Spatuzza. «C’è tutta un’organizzazione – ha aggiunto Dell’Utri – per dare rilevanza mediatica a delle banalità: evidentemente ci sono obiettivi superiori». «Quando tutto sarà finito – ha proseguito – ci sarà da fare una riflessione su come sono state condotte alcune inchieste nel nostro Paese. Perché i magistrati, invece di perdere tempo con me, non indagano su chi ha fatto le stragi? I tre processi per l’eccidio di Borsellino pare siano stati un fallimento e non potrà passare sotto silenzio. E invece se la prendono con me e con i carabinieri».

L’ASSOLUZIONE – «Cosa mi aspetto da questo processo? Tutti gli imputati si aspettano di essere assolti». Il senatore Dell’Utri, ondannato a 9 anni di reclusione in primo grado, aggiunge: «Sono venuto qua – dice – per rispetto della Corte e perché oggi c’è la fine della requisitoria del pg e credo che sia un mio dovere di imputato partecipare al processo anche se lo ritengo assolutamente ingiusto», ha concluso.

BERLUSCONI - Il contenuto del verbale di Spatuzza consegnato oggi è relativo all’interrogatorio reso il 6 ottobre scorso al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e ai pm Lia Sava e Antonino Di Matteo, e fa riferimento ad un presunto incontro con il boss mafioso Giuseppe Graviano nel gennaio del ‘94. «Incontrai Giuseppe Graviano all’interno di un bar in via Veneto (a Roma, ndr). Graviano era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei “quattro crasti” dei socialisti. La persona dalla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri». «Io non conoscevo Berlusconi -aggiunge Spatuzza nelle dichiarazioni- e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì. Del nostro paesano mi venne fatto solo il cognome, Dell’Utri, non il nome. In sostanza, Graviano mi disse che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo “ci siamo messi il paese nelle mani”, mettendo in evidenza la mancanza di serietà dei socialisti negli anni precedenti. A quel punto abbiamo avuto via libera all’attentato all’Olimpico che poi fallì e non si riprogrammò perché i fratelli Graviano vennero arrestati e non se ne fece più nulla». Spatuzza nel suo interrogatorio rivela quindi alcuni retroscena della presunta trattativa tra Stato e Cosa nostra. Così, racconta di un altro incontro avvenuto a Campofelice di Roccella, nel palermitano, dopo la strage di Firenze nel ‘93. «Quell’incontro -ha detto ai magistrati- doveva essere finalizzato a programmare un attentato ai carabinieri da fare a Roma. Noi avevamo perplessità perchè si trattava di “fare morti” fuori dalla Sicilia. Graviano, per rassicurarci, ci disse che da quei morti avremmo tratto tutti benefici, a partire dai carcerati. In quel momento io compresi che c’era una trattativa. Lo compresi perché Graviano disse a me e a Lo Nigro se noi capivamo qualcosa di politica e ci disse che lui ne capiva. Questa affermazione mi fece intendere che c’era una trattativa che riguardava anche la politica. Da quel momento io dovevo organizzare l’attentato ai carabinieri e mi mossi in questo senso. Individuai quale obiettivo lo stadio Olimpico. Mentre preparavo l’attentato mi venne detto che dovevo potenziarne gli effetti lesivi e ,intanto, dovevo aspettare un nuovo incontro con Giuseppe Graviano a Roma che in effetti avvenne». Alla domanda sul perché non avesse riferito tutto subito sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Spatuzza ha risposto: «Perché intendevo prima di tutto che venisse riconosciuta la mia attendibilità su altri argomenti e poi riferirne, sia per ovvie ragioni inerenti la mia sicurezza sia per non essere sospettato di speculazioni su questo nome nella fase iniziale, giá molto delicata della mia collaborazione».

GHEDINI - Sulle dichiarazioni di Spatuzza si registra anche l’intervento di Niccolò Ghedini (Pdl), legale del presidente del Consiglio: «Le dichiarazioni rilasciate da tale Spatuzza nei confronti del presidente Berlusconi sono del tutto prive di ogni fondamento e di ogni possibile riscontro. L’autorità giudiziaria ha già ampiamente indagato sulle assurde accuse che nel passato erano state mosse nei confronti del presidente Berlusconi e ne ha accertato, come era ovvio, la più totale estraneità a qualsiasi ipotesi di connessione con la mafia, fenomeno che i governi presieduti dall’on. Berlusconi hanno sempre fortemente ed efficacemente contrastato». «Tale linea di condotta – prosegue – è la migliore dimostrazione della inconsistenza di qualsiasi ipotesi in tal senso. È davvero incredibile che vi sia ancora qualcuno che può dar credito a dichiarazioni siffatte, la cui portata antigiuridica è evidente e per le quali si procederà in ogni sede». 23 ottobre 2009

NOSTRO COMMENTO: Noi che non siamo forcaioli Le auguriamo che possa ridere sempre. Ma, attenzione ai proverbi (che sono la saggezza dei popoli) “Ride bene chi ride l’ultimo!” Non Le pare? Attendiamo fiduciosi che la Magistratura faccia il suo corso. Se Dell’Utri è innocente va subito rilasciato. Se Dell’Utri è colpevole va punito. Tertium non datur

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Rutelli condannato per le consulenze d’oro

ottobre 29, 2009 ferdinandus1 Lascia un commento

Dal sito www.pensierolibero.eu si riporta:

rutelliLa Stampa vergognosamente tace sulla condanna di Rutelli (Anno Zero articolo 232) Candida nuovamente come sindaco di Roma, ma nessuno parla delle consulenze d’oro!

// Roma 18 Febbraio 2008 – Tutti assicurano che il PD sia pulito e lindo, primo tra tutti lo stesso Walter Veltroni, nessuno condannato. Certo se la stampa tace in modo palese, in quanto il neo candidato sindaco di Roma è stato condannato con tutto il suo esecutivo per le poco discusse “consulenze d’oro”.

Processo di primo grado

Il 25 settembre 2001, c’è stato un processo con relativa condanna: Francesco Rutelli e vari membri delle giunta vengono condannati a restituire lire 2.238.664.265, non viene comunque data all’epoca molta enfasi allo scandalo, per nostra fortuna la rete delle reti ha una memoria di ferro:
http://www.osservatoriosullalegalita.org/a/sent/rutelli1.htm

Appello

Successivamente un appello con conferma della condanna. Il danno va quantificato, secondo le indicazioni della parte attrice, in complessive 1.090.547.564 di Lire. Rutelli Francesco deve restituire 301.674.228 Lire.
http://www.associttadini.org/ausiliaritraffico/cdcconferma.html

Cassazione

La CORTE DI CASSAZIONE Sezioni Unite Civili, 25 gennaio 2006, con la Sentenza n. 1379 – Il ricorso in cassazione è stato rigettato e quindi la condanna dell’appello risulta confermata.
http://www.ambientediritto.it/sentenze/2006/Cassazione/cassazione.html
La condanna conferma che i menzionati, quali amministratori o alti funzionari del Comune di Roma, avevano votato numerose delibere di Giunta, con le quali erano stati conferiti e/o rinnovati incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993, recepiti nello Statuto Comunale e nel Regolamento per l’Organizzazione degli Uffici e dei Servizi dell’Amministrazione Comunale.
L’art. 323 del codice penale, contenuto nel Libro Secondo – Titolo II -DEI DELITTI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Reato detto ABUSO DI UFFICIO.:
[...], il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, [...], intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Visti i fatti sporge spontanea una domanda perché a Rutelli non è stata applicata la pena prevista? Forse perché la Corte dei Conti non è un tribunale penale, ma allora perché nessun tribunale penale si è interessato della vicenda?
Ora sembra che sia stata presentata una “domanda di revocazione”. Ma ciò che lascia allibiti è il silenzio stampa su una condanna definitiva riguardo l’amministrazione del comune di Roma da parte di Francesco Rutelli attualmente candidato sindaco per il medesimo comune, certamente pronto a nuove ed inutili consulenze d’oro che graveranno sui cittadini della città eterna! Veltroni ha assicurato che il PD è un partito pulito, iniziamo bene, la prima grande bugia! La rete delle reti ricorda, la stampa e i media un po’ meno, ma certamente Franceso Rutelli, non è presentabile come sindaco di Roma, visto i precedenti!
di Loris Modena

ANCORA:

ASSOCITTADINI: la Corte dei Conti conferma in appello la condanna della Giunta Rutelli per i “consulenti d’oro”.  ROMA – Associttadini Associazione degli utenti e dei consumatori rende noto che la Corte dei Conti - Seconda Centrale d’Appello – ha confermato le condanne nei confronti dell’ex Sindaco di Roma Francesco Rutelli e della sua Giunta nel procedimento per i consulenti esterni degli anni ‘94-95 utilizzati dall’amministrazione capitolina. Le sentenze sono la 136/2002A e la 137/2002A e sono pubblicate sul sito Internet della Corte dei Conti. ASSOCITTADINI ASSOCIAZIONE DEGLI UTENTI E DEI CONSUMATORI – Ufficio Stampa - Tel. 0637350429 Cell. 3476616218 Fax 1782238718 Via Antonio Baiamonti 10 int. 25 – 00195 Roma http://www.associttadini.org e-mail ufficiostampa@associttadini.org Se pubblicate qualcosa su di noi vi preghiamo d’avvisarci. Grazie! Rutelli condannato per le consulenze d’oro ma candidato lo stesso.

NOSTRO COMMENTO: Perchè gli Italiani ricordino. Questa si che è una vergogna! Quelli di PD predicano bene e razzolano male. Ormai in Italia avere una sentenza di condanna pare sia diventato un titolo di merito!  IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO! In bocca al lupo ITALIA!

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Apello Dell’Utri 1/9

ottobre 29, 2009 ferdinandus1 Lascia un commento

APPELLO  DELL’UTRI/1/2/3/4/6/7/8/9

FONTE: IDVSTAFF


 

DELL’UTRI/2

 

 

DELL’UTRI/3

 

 

DELL’UTRI/4

 

 

DELL’UTRI/6

 

 

DELL’UTRI/7

 

 

DELL’UTRI/8

 

 

DELL’UTRI/9

 

 

NOSTRO COMMENTO: Attendiamo  l’esito della sentenza.

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