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Note sui commenti

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SANTORO – SERVIZIO PUBBLICO (completo) 12_01_2012

14 gennaio 2012

SANTORO – SERVIZIO PUBBLICO – 12_01_2012

“Rigore di Stato” è il titolo della nona puntata di Servizio Pubblico

Per vedere il video CLICCA QUI

Le liberalizzazioni: cosa sono?

11 gennaio 2012

LE LIBERALIZZAZIONI A BALLARO’ (10_01_2012)

Powered by admin: 11-01-2012

A BALLARO’  è stato trattato il tema delle “Liberalizzazioni” . Noi in linea di massima siamo favorevoli a condizione che vengano effettuate non in modo scriteriato. Certamente l’economia e l’occupazione ne potranno beneficiare. Il fatto è – come afferma Di Pietro – che i tempi di attuazione sono molto lunghi. Quando le cose in Italia vanno per le lunghe sfumano facilmente. Oltretutto le resistenze delle lobby saranno molto toste. Non sarà una cosa facile. Provare per credere. Auguri al Governo Monti.

Le liberalizzazioni

7 gennaio 2012

Le scelte del governo Liberalizzazioni, pronto il decreto Sui carburanti i primi interventi
I tassisti in trincea: occuperemo le città. Proteste dei farmacisti.

Dal Corriere .it

ROMA – Il governo prova ad accelerare sul fronte delle liberalizzazioni. Secondo le indiscrezioni che trapelano, già la settimana prossima Mario Monti porterà in Consiglio dei ministri un decreto «blindato» per recepire le proposte arrivate l’altro ieri dall’Antitrust.
L’Authority guidata da Giovanni Pitruzzella ha formulato un pacchetto di misure di «immediata applicazione» che vanno dalle professioni ai taxi, dall’energia ai servizi pubblici locali, dai servizi postali alle farmacie. A quanto si apprende, sulla base della segnalazione dell’organismo di controllo, il decreto dovrebbe fissare un cronoprogramma stringente e ravvicinato su tutti i capitoli affrontati dall’Antitrust e potrebbe già contenere le prime misure concrete, a partire dal settore dei carburanti. È questa infatti l’urgenza più grave: il caro benzina, con la verde lanciata verso i 2 euro a litro, non solo rischia di penalizzare il settore dei trasporti, ma potrebbe avere effetti a catena sul prezzo delle merci (praticamente tutte) che viaggiano su gomma, erodendo ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie e causando un’ulteriore riduzione dei consumi. Senza considerare che già a novembre c’è stata una preoccupante flessione dei consumi petroliferi: se la tendenza si accentuasse, il governo sarebbe costretto a rivedere le stime sulle entrate fiscali derivanti appunto dalle accise sui carburanti.
Il premier Monti sta dunque lavorando d’intesa con il ministro Corrado Passera per definire nel dettaglio i contenuti del decreto. Ci sono da vincere le resistenze di lobby e corporazioni. «Andiamo avanti ma non è facile», ha sottolineato ieri Corrado Passera da Parigi. Il provvedimento potrebbe intervenire con effetto immediato sulla rete dei distributori di benzina e sui contratti fra compagnie e gestori per aumentare la concorrenza. E, ancora, potrebbe scattare subito il divieto per le banche di vendere ai propri clienti mutui con polizze assicurative collegate (meccanismo che fra le varie cose comporta spesso un aumento delle spese dei mutui stessi).
L’intervento sui taxi è invece ancora da definire. Ed è un capitolo delicatissimo. «Siamo pronti a occupare le città», hanno minacciato ieri le associazioni di categoria, rievocando lo spettro degli scioperi selvaggi (e talvolta sfociati in violenza) proclamati ai tempi del decreto Bersani. La lobby delle auto bianche conta fra l’altro sull’appoggio di una parte del centrodestra, come testimoniato ieri dalle dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri: «Non accetteremo attacchi unilaterali al mondo delle professioni e ai taxi». Il governo, come primo step della liberalizzazione, potrebbe fissare una scadenza entro la quale i Comuni saranno costretti al rilascio delle nuove licenze, mettendo in campo forme di compensazione economica per i titolari delle vecchie (l’ipotesi formulata dall’Antitrust è di assegnare una seconda licenza a ogni tassista per poterla vendere o affittare).
Anche farmacisti e petrolieri hanno già messo le mani avanti. «Il governo è già intervenuto sulla liberalizzazione dei farmaci – ha detto ieri Annarosa Racca, presidente di Federfarma -. Sui farmaci di fascia C il Parlamento ha già deciso di demandare la questione all’Aifa, che in questi giorni dovrà stilare un elenco dei medicinali che sarà possibile vendere fuori dalle farmacie. La questione è dunque stata già decisa». Pasquale De Vita, presidente dell’Unione petrolifera, invece, ha detto subito «no» a eventuali misure che possano consentire ai gestori delle pompe di benzina di rifornirsi bypassando le compagnie cui sono legati. «Gli impianti di distribuzione sono costruiti dalle società petrolifere, la manutenzione viene effettuata dalle società, il marchio è della società e con tutto questo sono dati in uso gratuito al gestore perché venda la benzina della società – ha dichiarato De Vita -. Non è pensabile che dopo tutto questo il gestore si vada a comprare la benzina da un’altra parte».
Sul fronte politico, Maurizio Lupi, vicepresidente dei deputati del Pdl, ha annunciato per lunedì un vertice del partito per definire la strategia, precisando che «sulle liberalizzazioni il Pdl ha una posizione più che chiara: più società meno Stato. Per questo siamo disponibili non solo a sostenere il piano che il governo ci presenterà, ma anche a fare proposte». Pierluigi Mantini, dell’Udc, ha invece annunciato pieno appoggio «alla proposta Pitruzzella, perché dal rapporto inviato al governo vengono numerose proposte utili. La legge sulla concorrenza è lo strumento migliore per le liberalizzazioni. C’è anche un risvolto europeo perché in Francia e in Germania la presenza pubblica nei servizi, nelle banche e nelle imprese è ancora molto forte. Anche questo tema deve essere posto da Monti negli incontri europei perché l’Italia non è l’ultima della classe in Europa». (Paolo Foschi)

Spesa notturna e avvocato low cost
Fantaviaggio in una società più aperta: benzina e farmaci al market, concorrenza tra taxi e distretti di negozi aperti fino a mezzanotte

Quando si parla di liberalizzazioni tutti abbiamo in mente le grandi città anglosassoni aperte 24 ore con il loro corredo di cornershop gestiti da pachistani, di taxisti provenienti da tutti i continenti e di farmacie straripanti di medicinali disponibili tutta la notte. Ma quanto di tutto ciò può avvenire in Italia se davvero la deregulation del commercio e degli altri servizi prenderà piede?
Anche noi abitanti del Belpaese, pur inguaribilmente politicisti, abbiamo cominciato a capire che a cambiare la vita alla fine non sono i grandi progetti declamati in campagna elettorale bensì le piccole e grandi iniezioni di modernità. La Tav che avvicina Milano/Roma a Bologna e Firenze, i supermercati aperti fino alle 22, i social network che incrociano le opinioni degli insonni. E oggi con la decisione del governo di prendere i dossier dai cassetti dell’Antitrust e farli diventar legge siamo di fronte a un (nuovo) passaggio di questo tipo. Sicuramente non arriveremo a tappe forzate verso una società h24 ma le novità che sono in cantiere potranno cambiare spezzoni della nostre abitudini quotidiane, almeno di coloro che abitano nelle grandissime città.
Prendiamo la decisione di rivedere la pianta organica delle farmacie. Significa che ne apriranno di più e che di notte o nei giorni festivi non ci dovrebbe essere più quella transumanza di automobilisti che consultano nervosamente tabelle e avvisi, chiamano con concitazione i familiari a casa, tutto per trovare l’agognata farmacia aperta dove però si dovranno mettere pazientemente in coda. Molte delle attuali parafarmacie dovrebbero fare il salto e specie nei piccoli centri l’offerta di punti vendita sanitari dovrebbe aumentare. Avremo anche noi nelle città catene come l’inglese Boots dove i medicinali sono esposti orgogliosamente come fossero formaggi o frutta esotica? È difficile, anche se l’Antitrust apre alla possibilità che si creino reti che colleghino fino ad otto farmacie e che quindi in teoria possono proporre al consumatore prezzi più convenienti e orari dilatati. Già oggi con le leggi vigenti è consentita ai farmacisti una certa flessibilità d’orario ma sono pochi (e malvisti) i titolari che ne hanno usufruito. Una novità importante che ci avvicinerà al modello anglosassone l’avremo però con i farmaci di fascia C che potranno essere venduti nei supermercati in appositi reparti con personale specializzato. I sostenitori della deregolazione giurano che non ci sarà solo maggiore libertà di scelta e più flessibilità negli orari ma che ci avvantaggeremo anche in termini di prezzi. Speriamo.
L’apertura dei supermercati alimentari di sera e di domenica ha già in qualche maniera inciso sulle nostre abitudini. È facile nel dì di festa trovare code alle casse perché gli italiani amano il pane fresco e pur di averlo si recano in pellegrinaggio alla Coop, all’Esselunga o da Carrefour e ovviamente comprano quasi sempre qualcosa d’altro. La flessibilità d’orario, almeno sulla piazza milanese, non è solo prerogativa dei grandi. Alcuni parrucchieri hanno cominciato a tener aperto fino alle 22 per permettere alle clienti di passare a tarda ora per tagliarsi i capelli, ritoccare il colore o anche solo farsi dare una pettinata prima di uscire a cena. Alcuni negozi di make up tengono aperto fino alle 21 per garantire il trucco dell’ultim’ora delle loro clienti affezionate. I bar hanno modulato la loro offerta diversamente, alla Zelig potremmo dire. Si adattano all’avvicendarsi dei diversi target. Al mattino servono caffè e brioche, all’ora di pranzo fanno da tavola fredda e nel pomeriggio organizzano l’happy hour. E dopo magari chiudono. Perché come sostiene Anna Zinola, docente di psicologia del marketing all’università di Pavia «è così che i piccoli negozi possono sopravvivere all’offensiva dei grandi». Non c’è bisogno di tenere aperto 24 ore ma di rapportare l’orario alle esigenze del cliente. Anche poche ore ma quelle giuste.
Tutte queste esperienze, che per ora vivono a livello sperimentale, in virtù delle annunciate nuove lenzuolate dovrebbero irrobustirsi e diffondersi anche nella città medie. È probabile che si verranno a creare piccoli distretti commerciali, zone come corso Buenos Aires a Milano o via Cola di Rienzo a Roma nelle quali i negozi resteranno aperti fino a mezzanotte. Oppure le organizzazioni dei commercianti di singoli quartieri potranno mettersi d’accordo per lanciare esperimenti del tipo Notte Bianca. Insomma, per farla breve, è difficile ipotizzare che avremo anche noi i corner shop gestiti da asiatici e diffusi come a Londra, è più probabile che nasca una via italiana all’orario lungo.
La ricetta che l’Antitrust ha scelto per liberalizzare i taxi è quella di raddoppiare le licenze però ciascun tassista ne avrà una in regalo come risarcimento. Potrà utilizzarla per mettere al lavoro la moglie o il figlio oppure potrà venderla. In questo modo a Roma si dovrebbe passare da 7.500 a 15 mila vetture. Nelle ore di picco in genere viaggia un terzo delle macchine e quindi capitolini e turisti avranno a disposizione in quei frangenti 5 mila taxi e non dovrebbero più fare le lunghe code di oggi a Fiumicino, alla Stazione Termini o in piazza di Spagna. È chiaro che questo ragionamento vale anche per Milano e forse per Firenze ma finisce qui. Nelle altre città italiane non c’è alcun bisogno di distribuire nuove licenze, l’offerta supera la domanda. I prezzi non dovrebbero cambiare a meno che l’accresciuta concorrenza non faccia sì che alcuni consorzi di tassisti mettano sul mercato soluzioni innovative. Come una card prepagata per fidelizzare i propri clienti oppure un’offerta-abbonamento a prezzi ridotti rivolta alle donne per il rientro a casa dopo le 24. È possibile anche che vedremo i primi tassisti extracomunitari anche perché la diffusione del navigatore satellitare ha reso non più indispensabile la conoscenza delle strade della città.
Sempre nel campo dei trasporti qualcosa potrebbe cambiare per i pendolari. L’affidamento dei servizi ferroviari locali a gara dovrebbe stimolare una concorrenza sulla qualità che oggi manca. In Emilia ne sta per partire una ma in questo caso e più in generale il modello prescelto non è quello anglo-thatcheriano (privatizzare tutto) bensì tedesco, dove un quarto dei trasporti locali su rotaia è gestito da soggetti diversi dalla compagnia leader, la Deutsche Bahn. Stiamo comunque parlando di novità che non si potranno realizzare almeno prima di tre anni in virtù dei contratti già in essere con le Ferrovie dello Stato.
A tempi più brevi ci sarà invece la possibilità per la grande distribuzione di vendere la benzina e i prodotti collegati. La difficoltà di ridurre il prezzo del carburante in Italia è legata, oltre allo straordinario peso fiscale, a una filiera eccessivamente lunga che vede la presenza ingombrante e costosa dei grossisti.
I grandi supermercati potranno spuntare, grazie alle più elementari economie di scala, prezzi più interessanti che dovrebbero poi trasferirsi al consumatore finale. In Francia dove è così da tempo nelle stazioni di servizio di Auchan o Carrefour la benzina costa il 10-15% in meno e qualcosa del genere si auspica che succeda anche in Italia dove gli stessi francesi sono presenti e dove un operatore come Coop ha grande voglia di entrare in campo. E del resto la grande distribuzione potrà usare la benzina come «prezzo civetta» per attirare clientela a cui sottoporre offerte commerciali di tutti i tipi. Nel campo dell’energia elettrica la liberalizzazione già c’è e una qualche forma di competizione tra operatori pure, gli effetti sulle tariffe non sono stati però così clamorosi da farne un caso di successo e novità a breve non sono previste, anche perché è rimasto irrisolto il nodo di Snam Rete Gas.
Arriviamo ai servizi professionali. L’Antitrust chiede al governo di abolire le tariffe minime. In alcune professioni, come ingegneri e architetti, sono già saltate mentre funzionano nei servizi legali. Il consumatore dovrebbe avvantaggiarsi della loro abolizione perché gli avvocati più giovani e che magari hanno studiato all’estero potrebbero presentarsi sul mercato, almeno in una prima fase, con politiche di prezzo aggressive almeno per le pratiche consulenziali più semplici. Del resto i grandi studi legali impongono tariffe rapportate al loro prestigio e quindi già operano in un regime di mercato libero. L’abolizione delle tariffe può avere qualche incidenza per chi deve rivolgersi a un dentista o a un commercialista, anche in questo caso per le operazioni più semplici. Se esaminiamo da vicino il business dei servizi odontoiatrici c’è da registrare che sono entrati massicciamente operatori stranieri come gli spagnoli di Vitaldent che possono, in virtù delle solite economie di scala e di un’organizzazione di tipo industriale, praticare prezzi molto concorrenziali e di conseguenza hanno già modificato il tradizionale rapporto tra il dentista e il suo cliente.
Una novità che potrà influenzare la scelta del professionista a cui rivolgersi riguarderà senz’altro la comunicazione commerciale. Già oggi vediamo timidi esperimenti di pubblicità e di marketing da parte di singoli professionisti o studi, molto spesso però gli Ordini intervengono per evitare che il fenomeno debordi e che la competizione a suon di slogan diventi troppo aggressiva. Ci dovremo abituare, invece, a trovare in metropolitana o in autobus i volti di dentisti, architetti e avvocati che ci invitano ad aver fiducia in loro e a servirsi della loro professionalità. A quel punto la deregulation avrà trionfato e le liberalizzazioni dell’Antitrust avranno prodotto i Giovanni Rana dell’arringa. Dario Di Vico 7 gennaio 2012

NOSTRO COMMENTO:  MAH! Potrebbero apportare  indubbi vantaggi all’economia . Provare per credere.

SANTORO — SERVIZIO PUBBLICO VIDEO DEL:15/22-12-2011

7 gennaio 2012

SANTORO — SERVIZIO PUBBLICO VIDEO COMPLETI DEL:15/ 22-12-2011

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Gli ordini professionali

7 gennaio 2012

Gli ordini professionali

Sono organizzazioni di categorie di professionisti che detengono due principali privilegi ingiusti:
•    monopolio d’iscrizione
•    obbligatorieta’ d’iscrizione
Il primo punto, quello del monopolio, obbliga tutti cittadini italiani che vogliono esercitare una certa professione (ad esempio l’avvocato o l’ingegnere) a sottostare ed accettare le regole e le tariffe d’iscrizione imposto dall’ordine monopolista. Senza un’alternativa, tutti si devono adeguare.
Il monopolio crea problemi anche ai consumatori: essendo obbligati a scegliere un professionista iscritto all’albo, sono costretti a sottostare alle regole dell’ordine. Ad esempio le tariffe minime di tutti gli iscritti, il divieto di concorrenza tra gli iscritti (che impedisce di capire quali siano i professionisti migliori), e altro.
L’altra questione, quella dell’obbligatorieta’ dell’iscrizione, porta diversi problemi: essendo per un professionista obbligatorio iscriversi all’albo per lavorare, i dirigenti dell’ordine professionale possono esercitare un ingiusto strapotere sui giovani e sugli aspiranti professionisti, che sono costretti a compiere alcune azioni per altri mestieri inimmaginabili: prima devono sostenere un esame di Stato (di cui non si capisce l’utilita’ dato che gli aspiranti sono gia’ in possesso di laurea, e inoltre porta a un 90% di promossi ogni volta), poi devono pagare delle quote d’iscrizione altissime, ed inoltre devono lavorare quasi gratis (praticantato) per uno studio professionale prima d’essere assunti.
Se gli ordini professionali non possono essere aboliti tout court, devono essere per lo meno aboliti questi ingiusti privilegi: il monopolio dell’iscrizione e l’obbligatorieta’ dell’iscrizione.
Ma andiamo a vedere piu’ nel dettaglio cosa siano gli ordini professionali.
Gli ordini professionali: cosa sono
(Fonte: Wikipedia)
Un albo professionale e’ un registro in cui sono raccolti i nomi e i dati di tutte le persone abilitate ad esercitare una professione regolamentata dalla legge.
Le leggi statali, solitamente, impongono che vi sia l’obbligo, per poter svolgere determinate attivita’, di essere iscritti ad uno specifico albo, in particolare la’ dove entrano in gioco la salute e la sicurezza dei cittadini. In Italia esistono una trentina di albi professionali a cui si accede, solitamente, mediante il possesso di uno specifico titolo di studio, unito ad un eventuale periodo di praticantato, al superamento di un apposito esame di Stato e al possesso di determinati requisiti morali, come avere la fedina penale immacolata.
Gli iscritti ad un albo sono riconosciuti come professionisti che svolgono attivita’ ad elevato contenuto intellettuale e hanno spesso dei vantaggi anche sul piano previdenziale. L’iscrizione all’albo e’ obbligatoria soprattutto per chi intende svolgere la libera professione, in quanto consente di firmare progetti, perizie, consulenze, certificazioni, ecc.
In altri casi potrebbe essere sufficiente il solo superamento dell’esame di Stato.
Il concetto di albo è in qualche modo legato al concetto di Ordine, ma non sempre i due termini possono essere usati come sinonimi.
Per “Ordine professionale” si intende l’istituzione, ovvero un ente organizzato e istituito per legge, a cui lo Stato ha affidato il compito di tenere aggiornato l’albo e di tutelare la categoria professionale e il codice deontologico.
Gli ordini professionali in Italia sono circa una trentina:
* Ordine dei farmacisti
* Albo dei dottori agronomi e dottori forestali
* Albo unico dei promotori finanziari
* Ordine dei chimici
* Ordine dei biologi
* Ordine dei medici
* Ordine dei medici veterinari
* Ordine degli psicologi
* Ordine dei dottori commercialisti
* Ordine dei consulenti del lavoro
* Ordine degli avvocati
* Ordine dei notai
* Ordine degli ingegneri
* Ordine Nazionale degli attuari
* Ordine degli architetti
* Ordine dei geometri
* Ordine dei giornalisti
* Federazione Nazionale Collegi Infermieri
* Ordine dei geologi
* Consiglio nazionale dei periti industriali
* Consiglio nazionale dei geometri
* Consiglio Nazionale dei periti agrari
* Collegio Nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati
* Ordine dei tecnologi alimentari
* Ordine dei consulenti in proprieta’ industriale

NOSTRO COMMENTO: Certo un po’ di liberalizzazioni non guastano. L’economia potrebbe avere degli indubbi vantaggi. Occorrerà vedere solo come  si articoleranno. La resistenza sarà piuttosto dura. Staremo a vedere….

La Lega: fischi a Napolitano e insulti a Monti

1 gennaio 2012

Dal Corriere.it

Lega, al comizio di Bossi fischi a Napolitano e insulti a Monti

Il Senatùr sul presidente della Repubblica: «Non sapevo che l’era un terun». Il premier? «Non capisce niente»

Fonte video:Nostressilvio4

ALBINO (BERGAMO) – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato più volte oggetto di critiche da parte del leader della Lega Umberto Bossi, che giovedì sera ha partecipato alla «Berghem Frecc» di Albino del Carroccio insieme a Roberto Maroni e Roberto Calderoli, in particolare per aver fatto nascere il governo Monti e aver celebrato i 150 anni dell’Unità d’Italia. A un certo punto Bossi ha anche chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di «mandare un saluto al presidente della Repubblica» ed è partita una lunga serie di fischi. Contestazione proseguita poi quando un gruppo di leghisti dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan «Monti vaffa…»: «Magari gli piace», ha risposto ridendo l’ex ministro delle Riforme dal palco.

NAPOLITANO - È stato comunque con il Quirinale che Bossi se l’è presa in più di un passaggio del suo discorso. «Abbiamo subito anche il presidente della Repubblica – ha detto – che è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord». Secondo Bossi, che ha fatto riferimento alle guerre per l’unità nazionale «tutti i giovani morti stavolta sparerebbero dall’altra parte». Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che «è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo». Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini di Napolitano: «Non sapevo che l’era un terun».
BERLUSCONI – Di danni ne stanno facendo Monti e il suo fedele alleato Berlusconi, tutto quello che dice la sinistra stanno facendo». A giudizio di Bossi, l’ex alleato Silvio Berlusconi «non resisterà molto» con il governo tecnico. Bossi, rispondendo ad una domanda specifica, ha anche sostenuto di non aver incontrato riservatamente il Cavaliere a Milano due settimane fa, come invece riportato da alcuni organi di stampa. «No – ha risposto – l’ho visto a Roma in Parlamento e basta». Del resto lui adesso «è con la banda di sinistra e con Monti». Bossi ha aggiunto che «questo Monti non capisce niente, non è riuscito a creare un solo posto di lavoro: era molto meglio mettere un imprenditore che non un professore che nelle commissioni fa lezioni di economia che non funzionano». A suo giudizio «anche un cretino capirebbe che se aumenti le tasse la gente ha meno soldi e si produce di meno». Alla fine, ha concluso è «il nord che deve pagare per un’Italia che non abbiamo voluto». «Noi non molliamo, sappiamo che a breve ci saranno le elezioni e questo governo non dura: torneremo e bisognerà risolvere tutto» ha detto Bossi rivolgendosi a degli allevatori per le quote latte.

TREMONTI - «Ha sbagliato Tremonti a dargli l’8 per mille: meglio una sana povertà che troppi soldi, perchè poi ci si dimentica la vera missione dei preti». Il leader della Lega Umberto Bossi ha parlato anche della Chiesa a una festa del partito. «Roma è piena di furbacchioni – ha aggiunto – non solo la politica ma anche il Vaticano».

SU RENZO - L’articolo che su Repubblica riporta una presunta inchiesta giudiziaria che coinvolgerebbe Renzo Bossi «è un modo per sporcare la gente». Bossi ha difeso il suo secondogenito consigliere regionale in Lombardia dalle voci dell’indagine che coinvolgerebbe il compagno dell’assessore regionale Monica Rizzi, Alessandro Uggeri, e di festini nella villa dell’uomo con escort e droga a cui sarebbe stato presente anche il figlio di Umberto Bossi, Renzo. «Quel giornalista si prenderà una querela – ha detto interpellato a margine di una festa del Carroccio – perché non si può sparare addosso, non c’è nemmeno un’inchiesta, non c’è niente». Bossi ha solo confermato di aver affidato il figlio Renzo a Monica Rizzi quando si è candidato al Pirellone: «Lui – ha spiegato ai giornalisti il Senatùr – sicuramente è un ragazzo ancora giovane e si è affidato alla Monica Rizzi, questo è sicuro perché glielo dissi io».

SECESSIONE - Infine la secessione. «Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che con le buone o le meno buone che Padania sarà: adesso ci siamo rotti le balle». Bossi è tornato a parlare della manifestazione contro il governo Monti indetta dal Carroccio per il 22 gennaio a Milano. I militanti hanno scandito più volte “Secessione, secessione”. «Chiamiamola indipendenza», li ha corretti Bossi. «O con le buone o con le meno buone» arriverà «la Padania».

NOSTRO COMMENTO: Perché il  Presidente della Repubblica e Monti non procedono immediatamente  nei confronti di  Bossi e compagni atteso che le accuse gratuite formulate dagli esponenti della Lega  nei  riguardi del Presidente Napolitano e del Premier Monti sono abbastanza pesanti ed oltraggiose? Ledono, oltretutto, non solo il prestigio delle Istituzioni ma il decoro ed il rispetto dei cittadini Italiani che vengono continuamente offesi con frasi stupide del tipo: “terun”

La Lega esce al naturale

1 gennaio 2012

Lega coi fischietti: “GOVERNO LADRO” Il presidente: «Uno scempio».

Caricato da Nostressilvio4 in data 21/dic/2011

LEGA,BRICOLO: “i confini degli Stati non sono eterni”

Fonte:Nostress 22.12.2011

Il governo ha deciso di porre la fiducia in Senato sulla manovra, dopo averla già incassata alla Camera. Ad annunciarla nell’Aula di Palazzo Madama il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Subito dopo che il governo ha posto la fiducia, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso la seduta.
Il caos I senatori della Lega hanno usato dei fischietti per impedire al ministro di prendere la parola. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha chiesto ai senatori si smettere di fischiare urlando: «Vergognatevi, questo è uno scempio del Parlamento. Questo non è uno stadio, è il Parlamento, basta! Siamo veramente caduti in basso», ha aggiunto Schifani prima di sospendere la seduta.
Lo striscione I senatori del Carroccio hanno esposto uno striscione verde con la scritta «Governo ladro in bianco. Schifani ha invitato a levare lo striscione. Prima che venisse sospesa la seduta alcuni senatori del Pd hanno gridato: «Fascisti» all’indirizzo dei leghisti. È arrivato anche un «non fate i cretini». Dai banchi della Lega immediata la replica: «Fascisti siete voi». Nel pomeriggio Calderoli aveva invitato il premier alle dimissioni: «Si ritiri, altrimenti tanta gente lo andà a prendere a casa».
NOSTRO COMMENTO: Questi erano quelli che fino a pochi mesi addietro governavano il Paese assieme al PDL ed  a  Berlusconi.  Ora sono venuti fuori al naturale. Schifani oltre che sospendere la seduta dovrebbe valutare la concreta possibilità di denunciarli alla Magistratura  e non limitarsi al semplice  rimproverino da bambini di asilo infantile. Del resto questi della Lega hanno sempre avuto una  vocazione anti italiana. Allora, qualcuno   mi  deve spiegare  che cazzo li vogliamo a fare  in Italia? Mandiamoli via o ad Arcore da Berlusconi che sembra discpiaciuto  per il distacco dagli “amici” della Lega.

Travaglio – Servizio Pubblico – 22-12-2011 Powered by Admin

1 gennaio 2012

Travaglio – Servizio Pubblico – 22-12-2011

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TRAVAGLIO A OTTOEMEZZO 1/3

1 gennaio 2012

TRAVAGLIO A OTTOEMEZZO 1_3

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Berlusconi e gli Italiani

19 novembre 2011

Berlusconi e gli Italiani

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